Il piano ReArm Europe, presentato dalla Commissione europea nel 2025, prevede la mobilitazione di fino a 800 miliardi di euro per rafforzare l’infrastruttura di difesa dell’Unione, di cui 650 miliardi tramite deroga alle regole di bilancio e 150 miliardi in prestiti comuni. È proprio questa cifra a diventare il punto di partenza di un confronto acceso tra Giorgio Bianchi e Mario Tozzi, geologo e ricercatore del CNR noto per i suoi interventi pubblici sulle responsabilità delle grandi compagnie fossili nella crisi climatica.
Al centro della discussione c’è una contraddizione che il giornalista definisce difficile da ignorare: come si concilia il Green New Deal con un riarmo da centinaia di miliardi? Per Bianchi il problema non si esaurisce nei bilanci della difesa, ma si allarga alle certificazioni ESG, che a suo dire finirebbero per includere anche titoli di aziende produttrici di armamenti, e coinvolge direttamente la grande finanza internazionale – da BlackRock a Vanguard – accusata di aver sostenuto artificialmente il fracking statunitense anche quando non competitivo sul mercato.
Tozzi non arretra sulla propria linea, già esposta nei suoi libri: i veri responsabili della crisi climatica restano le compagnie oil & gas e del carbone, che nelle sue parole “lo sapevano almeno dagli anni 80”. Da qui la proposta al centro del suo intervento — destinare tra il 3 e il 5% dei loro profitti alla transizione energetica, secondo il principio “chi inquina paga” — accompagnata dal richiamo ai dati sulle emissioni pro capite, molto più alte negli Stati Uniti e nei Paesi del Golfo rispetto a Italia, Cina, India e Africa.
Il confronto si stringe infine attorno a una domanda che Bianchi pone come dirimente: se sia più dannoso per il pianeta il conflitto in Ucraina o quello in Medio Oriente, e se le stesse politiche di riarmo non meritino la stessa attenzione riservata ai petrolieri. Tozzi risponde citando stime secondo cui l’impatto dei conflitti sul riscaldamento globale si attesterebbe intorno al 5-6% — una quota che definisce comunque significativa, ma marginale rispetto ad altri fattori.









