La “lista dei putiniani” si sgretola in tribunale: il Corriere paga 30mila euro a Orsini | Con Giorgio Bianchi

Una sentenza che riscrive la storia della "rete filorussa" mai provata, e riapre il caso di chi in quella lista ci è finito davvero

Il Tribunale di Milano ha condannato Rcs, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e le giornaliste Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini a risarcire il professor Alessandro Orsini per l’articolo pubblicato in prima pagina il 5 giugno 2022, che lo inseriva tra i cosiddetti putiniani d’Italia. La sentenza dispone un risarcimento di 27.500 euro, oltre a circa 5.000 euro di spese processuali. Per i giudici, il quotidiano non ha fornito prova né di un’indagine dei Servizi su Orsini, né della sua presunta partecipazione a una rete organizzata di propaganda. La decisione è di primo grado e potrà essere impugnata.

Una vicenda che va oltre Orsini

Nella lista pubblicata dal Corriere comparivano anche altri nomi, tra cui quello del giornalista e reporter Giorgio Bianchi, che negli anni ha raccontato più volte in prima persona le conseguenze di quell’articolo. “Si tratta di una vera e propria lista di proscrizione di quelle che si sono viste negli anni bui del passato”, ha dichiarato Bianchi, sottolineando come quella pubblicazione sia diventata, nelle sue parole, l’architrave per ulteriori attacchi nei suoi confronti – incluso un procedimento per diffamazione contro un giornalista del Foglio, conclusosi con l’assoluzione per diritto di critica.

Il nodo della fonte anonima

Il reporter ha anche ricostruito lo scontro diretto avuto con una delle autrici dell’articolo, ricordando come alla richiesta di indicare anche un solo caso di fake news da lui diffuse in nove anni di lavoro sul conflitto ucraino, la giornalista non abbia saputo rispondere. Nelle sue parole, la linea difensiva del quotidiano si sarebbe fondata sull’idea che le notizie vere, se riprese dalla propaganda russa, andrebbero comunque taciute – una posizione che Bianchi definisce priva di fondamento giornalistico. Interviene in diretta anche Alberto Contri, che aggiunge una considerazione sul proprio caso personale, sottolineando come spesso i canali d’informazione scelgano il silenzio.

La sentenza, seppur non definitiva, riporta al centro del dibattito pubblico il tema della verifica delle fonti anonime nel giornalismo d’inchiesta.