Caro benzina? Lui ha aperto un distributore comunale e abbassato i prezzi a tutti ▷ Intervista al sindaco di Valle Castellana

La storia è già nota come "la benzina del sindaco", ma ora la domanda è: si può replicare su larga scala?

C’è chi dice no anche quando sembra impossibile farlo.
Il diesel ha sfondato il tetto dei 3 euro al litro e gli italiani ad agosto spenderanno oltre un miliardo in più solo per fare benzina. Il governo rincorre l’emergenza con sconti sulle accise prorogati all’ultimo momento e una potenziale soluzione viene da un luogo insospettabile.
Parliamo di un borgo di appena 800 abitanti sparsi tra quasi 40 frazioni sui monti del Teramano, da dove arriva una storia che in questi giorni ha fatto il giro dei social: l’unico distributore del paese è gestito direttamente dal comune, e il pieno si fa quasi a prezzo di costo, con un risparmio che arriva fino a 20 centesimi al litro.

Un servizio, non un’attività commerciale

Sui social l’hanno ribattezzata “la benzina del sindaco“. Il sindaco in questione, Camillo D’Angelo — anche presidente della provincia di Teramo — racconta che tutto nasce da un rischio concreto: “Quando ci fu la possibilità, poi eventualità di chiusura dell’unico distributore, il titolare ne venne a parlare con me e capii che era l’ennesimo servizio che sarebbe venuto a mancare in quella realtà così lontana dai centri abitati”.
Da lì il percorso amministrativo per acquisire il distributore e, con gli anni, calmierare i prezzi grazie a “una gestione oculata da parte dei dipendenti comunali”, fino ad arrivare a un risparmio medio di quasi 20 centesimi al litro rispetto al prezzo di mercato.

Il meccanismo, spiega D’Angelo, non ha nulla di commerciale: “Un comune benzinaio funziona non come un’attività commerciale, perché commerciale non è, quindi sta fornendo semplicemente un servizio”. L’unica accortezza è far quadrare i conti: i centesimi aggiunti al prezzo, moltiplicati per i litri venduti ogni mese, devono coprire i costi annui di gestione — bollette, manutenzione — senza margine di guadagno. Alle associazioni di consumatori che hanno parlato di concorrenza sleale, il sindaco risponde senza mezzi termini: “Se noi domani chiudiamo questo distributore, il distributore rimarrà chiuso. Il benzinaio privato più vicino sta a 30 chilometri”.

Il vuoto lasciato dalla politica

Il caso di Valle Castellana però è il sintomo di un problema più ampio, quello delle aree interne dove il mercato semplicemente non arriva: “Laddove non nascono attività economiche — e non parlo solo di distributori di carburanti — posso parlare di bar, ferramenta, farmacie, market: non nascono perché non ci sono le condizioni per sostenerle. E qui la politica ha fallito perché non ha diversificato il livello di tassazione e soprattutto il quantitativo di burocrazia che ogni attività deve sopperire in queste aree”. Quando un bar o un distributore chiudono, sottolinea, non sparisce solo un esercizio: sparisce “un centro di aggregazione”, e in assenza di alternative è il comune a doversi sostituire, come accade già per il trasporto degli anziani verso l’ambulatorio medico.

“Caro Governo…”

Diverse amministrazioni si sono fatte avanti per capire come replicare l’iniziativa, e D’Angelo respinge l’idea che si tratti di un caso isolato: “Anche se qualche parlamentare dice che non è un’attività spot non replicabile, sono assolutamente contrario perché è un’iniziativa replicabile, non solo per il settore carburanti ma anche per tante attività che gli enti locali possono fare in sostituzione di un privato”. Il sindaco sta già preparando un vademecum per la Regione Abruzzo, che l’assessora presenterà ai comuni del Nord del territorio — su 305 comuni abruzzesi, 250 hanno le stesse caratteristiche di Valle Castellana: “Moltissimi sindaci ci stanno chiedendo informazioni”.

Ma il ragionamento arriva dritto al governo, chiamato in causa sul nodo delle accise: “Le accise colpiscono nella stessa maniera chi ha una macchina molto costosa rispetto a chi ha un’utilitaria, quindi entrambi pagano la benzina a 2,20 euro, e questa cosa naturalmente non può essere sostenuta”. Sul decreto degli sconti prorogati “prima 48 ore, adesso qualche giorno”, il giudizio è netto: “Non può essere una soluzione strutturale”.

L’appello ai piani alti, quindi, non resta implicito: “Se mi chiamassero dal governo? Sarei disponibile ovviamente, noi amministratori che tocchiamo con mano i problemi di tutti i giorni non possiamo che esserlo”.