Giovanni Rezza, ex direttore della Prevenzione del Ministero della Salute e già dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato ascoltato dalla Commissione d’inchiesta sul COVID. Nel corso della sua audizione, l’epidemiologo ha ripercorso le principali scelte strategiche adottate durante la pandemia — dalla gestione dei lockdown alla campagna vaccinale, fino all’introduzione del Green Pass — offrendo una ricostruzione tecnica che su alcuni punti si discosta dalla narrativa ufficiale del periodo emergenziale. Una tra tutte, quella di Mario Draghi: “Il Green pass è una misura con la quale i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose“
La strategia dei lockdown
E’ sui lockdown che Rezza ha rivisto le certezze in pandemia: “L’effetto del lockdown è quello di cercare di evitare, non di diminuire il numero dei casi alla fine dell’epidemia, perché probabilmente difficilmente ci si riuscirebbe, ma cercare di distribuire nel tempo i casi“.
Vaccini, giovani e Green Pass
Sull’interruzione della campagna vaccinale per le fasce più giovani della popolazione, Rezza è stato diretto: “Appena visto che l’incidenza andava giù e diminuiva nei giovani, dati gli effetti collaterali, si è deciso di stoppare la vaccinazione dei giovani.”
Sul Green Pass, infine, ha ammesso i limiti dello strumento: “Non possiamo escludere il fatto che una persona vaccinata comunque sia si ammalasse. Il test negativo 48 ore prima magari si sarebbe anche potuto positivizzare dopo. Un ambiente in cui tutte le persone avessero avuto il Green Pass era un ambiente a rischio ridotto, non a rischio zero. Su questo bisogna essere intellettualmente onesti.”










