L’attentatore di Berlino era già schedato, parla Alberto Negri: ‘Possibile legame con l’Isis’

L'attentato al Pride di Berlino riaccende il dibattito su islamismo e sicurezza in Europa, mentre l'ex numero due di al-Qaida siede oggi a Damasco come capo di Stato

Un furgone lanciato sulla folla, un machete, ventinove feriti e una donna morta: l’attentato al Pride di Berlino ha riacceso in poche ore l’allarme islamista in tutta Europa. Ma mentre la Germania piange le sue vittime, a Damasco l’ex comandante jihadista Ahmed al-Sharaa viene ricevuto come capo di Stato da Macron e Guterres. Un cortocircuito che Giorgio Bianchi e Alberto Negri provano a spiegare, andando oltre la cronaca.

Linee rosse

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 luglio 2026, un furgone si è lanciato sulla folla al Christopher Street Day di Berlino, nel parco Tiergarten, uccidendo una donna e ferendo 29 persone prima che l’attentatore proseguisse l’aggressione con un machete. Il responsabile, Abdul Ballout, 21 anni, tedesco di origine libanese con precedenti legami islamisti, è stato ucciso dalla polizia in un’operazione speciale a Spandau; nella stessa notte è stato fermato un cittadino iraniano ritenuto a bordo del furgone al momento dell’attacco. L’episodio arriva a distanza di poche settimane da un altro caso che ha coinvolto la Germania e da episodi simili emersi anche in Italia, tra cui il fermo a Bologna di un giovane sospettato di legami con lo Stato islamico.

Sul fronte diplomatico, la comunità internazionale continua intanto a normalizzare i rapporti con la nuova leadership siriana: a inizio luglio il presidente francese Emmanuel Macron ha visitato Damasco per incontrare Ahmed al-Sharaa, ex comandante della galassia jihadista oggi a capo dello Stato siriano, mentre nei pressi del suo hotel esplodevano due ordigni; settimane dopo è stato il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres a recarsi nella capitale siriana, prima visita di un capo delle Nazioni Unite dal 2009.

È su questo scarto che si concentra l’analisi di Negri, che nel dialogo richiama il precedente storico del terrorista Carlos “lo Sciacallo”, mercenario al servizio di più cause negli anni Settanta e Ottanta, per interrogarsi sulla reale natura dei legami tra i nuovi attentatori e le sigle del terrorismo islamico: “quali sono veramente i legami tra questi ed Isis?”, si chiede.

Bianchi rilancia il paradosso politico del momento, notando come “il numero due di al-Qaida in Siria adesso è al governo”, mentre in Europa la stessa matrice islamista viene invocata per spiegare la crescita dei partiti di estrema destra — un cortocircuito che, secondo l’analisi dei due, rischia di alimentare logiche di controllo sociale più che di reale sicurezza.