Il verde degli azzurri. Gli azzurri in verde. Roba da correre nello studio di un oculista, ma uno bravo. Ma non trattasi di effetto ottico, di daltonismo avanzato.

Sono gli scherzi dello sponsor che ha scelto un colore nuovo per vestire la nazionale di calcio.

La Federcalcio abbisogna di fare cassa. Il fatturato della FIGC si aggira sui 65 milioni di euro, se deste un’occhiata a quello della federazione inglese pensereste di trovarvi di fronte a un altro gioco ottico. 400 milioni di euro.

Ecco, allora, il tentativo di risalire, non soltanto sul campo ma sulla comunicazione.

E che hanno fatto i nostri creativi e i nostri federali? Hanno scelto tre modelli, indifferenti nell’espressione, del tutto apatici, dotati di anelli, braccialetti, collanine ma privi, nella polo, del tricolore, ormai scomparso del tutto.

Questo potrebbe preannunciare un’altra rivoluzione storica: la fine della nostra bandiera, la creazione di una nuova triade di tinte, grigio, rosa e giallo, perché no, una modifica del testo o della melodia dell’inno di Mameli.

Del resto anche i club hanno cambiato le loro divise, vedi la Juventus in casacca da palio, e a Milano vogliono tirare giù San Siro, chissà un giorno anche il Duomo e la Madonnina.

Occhio a Roma, controllate il Colosseo e ponte Milvio, poi anche la Lupa avrebbe bisogno di un restyling.

E’ il Rinascimento, dicono così. E noi, ignoranti a scuola e nella vita, dobbiamo cancellare Michelangelo e Brunelleschi e buttarci su qualche rapper e sui colori di tendenza, biancorosso e verde appartengono a un passato che non serve più a nulla.

Sabato sera in alto i nuovi vessilli, W Verdi, come stava scritto sui muri di Milano, ambiguo messaggio non soltanto riferito al compositore eccelso ma un acronimo che significava Vittorio Emanuele re d’Italia.

Stavolta la lotta non è agli austriaci ma ai greci. Che tempi. Che colori.

Tony Damascelli


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