stat: “Nel 2015 potere acquisto famiglie a + 0,8%. Pressione fiscale al 43,5%”

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Contestualmente, tenuto conto dell’andamento dell’inflazione (0,1%), il potere di acquisto delle famiglie consumatrici, ovvero il loro reddito reale, è aumentato dello 0,8%. Si tratta del primo rialzo da otto anni, dal 2007, prima dello scoppio della crisi. Guardando solo all’ultimo trimestre dello scorso anno, tuttavia, si registra una flessione della capacità di spesa, almeno a livello congiunturale (-0,7%). La variazione si mantiene invece positiva su base annua (+0,9%). La spesa per i consumi finali è quindi aumentata dell’1,0%, con una spinta dello 0,4% su mese e dell’1,5% su anno nell’ultimo trimestre. Nel 2014 l’aumento era stato dello 0,8%. Si tratta dei massimi dalla crescita del 2,9% del 2011.

Quanto agli investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, nel 2015 sono aumentati dello 0,5% e il tasso di investimento (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) è rimasto stabile, rispetto al 2014, al 6,2% (nel quarto trimestre è stato pari al 6,2%, in rialzo di 0,1 punti a livello congiunturale, restando invariato su base annua). Il tasso di investimento delle società non finanziarie è invece sceso nel 2015 al 18,4%, con una riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2014. Nell’ultimo trimestre del 2015 è stato pari al 18,3%, risultando invariato rispetto al trimestre precedente ma in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2014.

Per quanto riguarda i conti pubblici, poi, è confermato il rapporto deficit/Pil al 2,6% in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto a quello del 2014. Rivista, invece, la pressione fiscale che nel 2015 è stata pari al 43,5%, un dato in lieve calo (-0,1 punti) rispetto al 2014, ma in rialzo di 0,2 punti sulla stima precedente. Lo rileva l’Istat spiegando che la correzione è dovuta alle “risorse affluite dal sistema bancario italiano al Fondo Nazionale di Risoluzione (2,3 miliardi)” nell’ambito del decreto Salva banche e registrate come “imposte indirette”, mentre “i fondi trasferiti dal Fondo stesso per coprire le perdite delle banche commissariate (circa 1,7 miliardi) sono stati contabilizzati all’interno delle uscite in conto capitale“.

Le uscite totali lo scorso anno sono aumentate dello 0,1% rispetto al 2014 e il corrispondente rapporto rispetto al Pil è stato pari a 50,5% (51,2% nel 2014), mentre le entrate totali sono salite dell’1,0%, con un’incidenza sul Pil del 47,9% (-0,3 punti percentuali rispetto al 2014). Nel dettaglio delle singole voci si nota l’impennata delle “uscite in conto capitale” (+10,7%, che diventa +25,5% guardando al quarto trimestre del 2015). D’altra parte, proprio in questa sezione della spesa rientrano, spiega l’Istat, le risorse trasferite per il salvataggio delle quattro banche. “Le risorse affluite dal sistema bancario italiano al Fondo Nazionale di Risoluzione (pari a circa 2,3 miliardi di euro) sono stati registrate nell’ambito delle imposte indirette (nello specifico “altre imposte sulla produzione”), mentre i fondi trasferiti dal Fondo stesso per coprire le perdite delle banche commissariate (pari a circa 1,7 miliardi) sono stati contabilizzati all’interno delle uscite in conto capitale”, evidenzia l’Istituto di statistica.

Il Fatto Quotidiano