SEEDORF RISCHIA C’E’ TASSOTTI

Clarence Seedorf 1

Erano passate da poco le idi di marzo, ma nessuno ha tirato fuori pugnali. Semmai qualche foglietto e soprattutto parole in libertà, vista la privacy assicurata. Perché le parole dette sono più sicure della carta visto che volano, ma una cosa a questo punto è certa: il regno di Seedorf è appena cominciato e già vacilla. Un paio di sconfitte e potrebbe essere finito. Tutto in quattro giorni: domenica a Roma contro la Lazio e mercoledì a Firenze sono le tappe decisive. Se tutto va male, sarà Tassotti a prendere la squadra. E questo è un pensiero che non vola, visto che si è formato nella testa di Silvio Berlusconi dopo consultazioni e riflessioni.

Dubbi e certezze Le conclusioni sono state tirate martedì sera ad Arcore, quando l’amministratore delegato Adriano Galliani si è presentato da Berlusconi con la figlia del padrone di casa, Barbara, e un terzetto in rappresentanza di una parte della squadra e dello staff tecnico, che il capo ha voluto vedere per avere un quadro completo della situazione. Berlusconi è stato il primo sponsor di Seedorf e proprio per questo è un po’ deluso: le scelte tattiche, soprattutto una certa cocciutaggine mostrata dal tecnico, hanno scalfito convinzioni che forse sarebbero rimaste intatte di fronte ai risultati negativi. La gestione della squadra non è stata quella che Berlusconi sperava, il clima «finalmente cambiato» (parole di Barbara Berlusconi, qualche settimana fa) è cambiato di nuovo: in peggio. Morale: si è aperta qualche crepa nelle certezze di Silvio e Seedorf non è più l’uomo dei sogni capace di riportare il Milan al passato.

Conferme Non sono passate inosservate neppure alcune scelte di comunicazione un po’ aggressive, ma logicamente la cosa più grave è quel che accade in campo, e i risultati che ne conseguono. Martedì sera non sono stati fatti progetti a lungo termine, solo considerazioni sul clima di sfiducia profonda che avvolge la squadra. Il colloquio a più occhi è servito anche a confermare di fronte a testimoni quello che Berlusconi aveva già detto sabato a cena a Galliani: il vecchio a.d. ha ancora la fiducia del suo presidente. La società non è travolta da se stessa.

Unità di crisi La figlia del proprietario, Barbara, si è sempre chiamata fuori da certe questioni tecniche, anche se per la verità era stata lei ad annunciare l’esonero di Allegri. A questo punto però si è ricreata una unità di intenti e la presenza contemporanea dei due al tavolo del padre lo conferma. La situazione continua a peggiorare, la contestazione selettiva della curva aveva creato qualche interrogativo, ma in un momento del genere il Milan vuole ritrovare la sua unità interna. Fuori dalla coppa Italia e dalla Champions League, il club può ancora puntare a un posto in Europa League (via preliminari) che complicherebbe la magari l’organizzazione della prossima stagione, ma resta indispensabile se non altro per motivi di immagine. Berlusconi non intende vedere il Milan fuori dall’Europa, cosa accaduta due volte nella sua lunga gestione e guarda caso l’ultima volta al termine di una stagione simile a questa: nel 1998, dopo la finale di coppa Italia persa e prima della grande contestazione di Milan-Parma, si era già aperto un conflitto insanabile fra la squadra e Capello.

Interrogativi La situazione a Milanello è ancora fluida, però le divergenze esistono e Berlusconi ha voluto essere informato. Il resto lo vedeva: il sistema di gioco che non funziona con questi interpreti, De Sciglio relegato nel ruolo di terzino sinistro che non gioca mai, la difficoltà di fare gol e Pazzini che parte sempre dalla panchina. Tutti problemi da risolvere. Seedorf ha davanti a sé due partite decisive e non semplici: il prescelto per una soluzione-ponte è Tassotti, perché se dovesse fallire l’olandese sarebbe inopportuno ripetere subito l’esperimento con Inzaghi. L’ex attaccante potrebbe subentrare a giugno, anche se per il futuro immediato si potrebbe pensare a un tecnico maturo, come Prandelli. Ma per il momento l’immaginazione non si spinge così lontano. Al tavolo di Arcore si è parlato soltanto di quello che si può correggere in fretta. E ora non c’è tempo per pensare al futuro.

 

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