Rom, rifugiati e Marino La Capitale dice basta

IGNAZIO MARINO 2

Dai campi nomadi abusivi alle baraccopoli dei rifugiati passando per gli effetti collaterali, cioè microcriminalità, degrado ambientale e allarme sanitario: è il corteo della «gente per bene» quello che sfilerà oggi a Ponte di Nona, ritrovo alle 10 in piazza Attilio Muggia. Poi via Caltagirone, via Grappelli – strada che ospita uno dei più recenti centri di accoglienza inaugurato tra le polemiche dei residenti – ancora via Capetti, via Chiodelli e ritorno al punto di partenza dove il messaggio all’indirizzo della Giunta Marino verrà lanciato forte e chiaro: «I romani sono esasperati: difendiamo la nostra sicurezza, la salute pubblica e chiudiamo i campi rom della Capitale».

CAMPI NOMADI Rappresentano il problema dei problemi, a Ponte di Nona come in tutte le periferie che da anni ormai ospitano megacampi autorizzati, tollerati o totalmente clandestini, oggetto di promesse di smantellamento puntualmente sfumate. Tra i casi più critici ci sono La Barbuta, che «affumica» anche le piste del vicino aeroporto di Ciampino, via Salviati e via di Salone, domicilio di diversi pregiudicati e falsi poveri, Castel Romano dove girano pistole e ancora resistono gli scheletri dei container bruciati a causa della faida interna tra comunità.

SOS SICUREZZA «L’80 per cento dei reati ai nostri danni è riconducibile ai campi nomadi totalmente fuori controllo, inaccessibili ormai anche per forze dell’ordine e vigili del fuoco che puntualmente vengono aggrediti o presi a sassate»: continua a ripeterlo dal comitato Caop di Ponte di Nona Franco Pirina che, sul campo ogni notte per presidiare il territorio e prevenire eventuali fatti di criminalità, conosce ormai ogni faccia e tragitto sospetti. «Parliamo di furti negli appartamenti – continua Pirina – ma anche di quelli dei cavi di rame, che lasciano al buio interi quartieri come Tor Sapienza e sempre più spesso provocano la paralisi del traffico ferroviario». Casa e parrocchia: i nomadi sfruttano le risorse di prossimità, non è un caso che tra le stazioni più saccheggiate ci siano Magliana e Salone, quest’ultima chiusa nel 2002 causa problemi di ordine pubblico e riaperta al servizio viaggiatori nel 2010 con orari ridotti rispetto agli standard.

ROGHI TOSSICI La catena del «riciclo» dei rifiuti, che comincia dal cassonetto e finisce in acciaieria, è del resto uno dei business principali dei nomadi: si riforniscono dai venditori al dettaglio o direttamente da Ama prelevando illecitamente materiali dalle isole ecologiche e poi tentano di piazzare la merce sul mercato, abbandonando in strada ciò che non può essere riutilizzato e vendendo il resto. Inquinamento doppio, cioè del territorio, visto il proliferare di discariche abusive e le ripercussioni sotto il profilo igienico-ambientale, e anche dell’aria, che i residenti sono costretti a respirare: «Bruciano la plastica per ricavarci il rame – conoscono bene il meccanismo anche i vigili urbani – quella che si sprigiona è tutta diossina». L’Airmet, Associazione italiana recuperatori metalli, ha stimato che a Roma circolano abusivamente almeno 1.400 furgoncini il cui profitto è stimato in media tra i 250 e i 400 euro al giorno ciascuno.

IMMIGRAZIONE NO LIMITS Ci sono i casi più eclatanti, come quello di via Morandi a Tor Sapienza finito alla ribalta nazionale a causa dell’impossibile convivenza tra residenza e rifugiati, e poi c’è la quotidianità, ugualmente «meritevole di allarme» per i comitati. Tra Colle degli Abeti, Ponte di Nona, Tiburtina, Collatina, Torre Angela e Corcolle si sono concentrati gli arrivi gestiti dal Comune di Roma e dalla Prefettura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: bivacchi, rovistaggio nei cassonetti, elemosina, un «senso di insicurezza dilagante» che costringe «a tenere sempre alta la guardia».

Il Tempo