Rinforzi curdi a Kobane ma i razzi dell’Isis spaventano gli alleati

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I peshmerga curdi-iracheni sono in vista di Kobane. Una colonna di 50-60 carri militari è partita ieri dalla città irachena di Erbil, presidio centrale della regione semiautonoma che il gruppo etnico è riuscito a sottrarre all’avanzata dell’Isis, e del quale ha ripreso il controllo da più di un mese. A bordo ci sono armi automatiche, mortai e lanciamissili, oltre che un contingente di 72 militari. Altri 80 combattenti sono stati prelevati da un aereo e trasportati nella provincia turca di Sanliurfa, dalla quale raggiungeranno poi i loro compagni sul confine turco, e si uniranno alla lotta per difendere la città siriana e ricacciare gli invasori jihadisti. Alla vigilia dell’arrivo dei rinforzi, ieri i caccia americani hanno colpito più volte la città con l’artiglieria aerea, centrando quattro postazioni di combattimento dell’Isis. Uno scenario ben diverso da quello che i militanti islamici avevano fatto descrivere lunedì in un ennesimo video al loro prigioniero-corrispondente di guerra inglese John Cantlie: «Tutto è tranquillo a Kobane, ci sono solo scambi sporadici di fuoco» dice nel video l’ostaggio Cantlie.
La missione curda, per quanto esigua, è il coronamento di lunghe settimane di negoziato tra la diplomazia americana e quella di Ankara. Quest’ultima ha a lungo osteggiato l’idea di far riunire le forze dei peshmerga di Erbil, che la Turchia considera neutrali nei suoi riguardi, con quelli siriani, che secondo il presidente Erdogan sono un’emanazione diretta dei ribelli del Pkk, i quali da anni lanciano attacchi terroristici per reclamare la piena autonomia di uno stato curdo in territorio turco. Il contingente avrebbe dovuto contare 1500 soldati, alla fine si è ridotto del 90%. Si attende ora lo scontro tra le forze in campo, in una battaglia che ha poco da decidere in campo logistico, ma che ha assunto un enorme valore simbolico. L’Isis lotta per irrobustire il movimento agli occhi dei simpatizzanti di tutto il mondo; curdi iracheni, siriani e le forze dell’Fsa (l’esercito degli insorti che combattono contro il regime di Assad), lottano per ricacciare gli invasori e rinsaldare il patto di alleanza con gli americani e con le forze occidentali alleate.
ARMI CHIMICHE

La tensione per l’attacco imminente è aggravata dall’allarme lanciato da alcuni dei medici che curano le vittime della guerra a Kobane, secondo i quali negli ultimi tempi l’Isis avrebbe usato in più di un’occasione armi chimiche (fosforo e cloro) per annientare gli oppositori. Il quotidiano arabo londinese Assharq Al Awsat confermava ieri che i militanti jihadisti sono ora in grado di colpire da terra gli aerei alleati, come avrebbero fatto ieri abbattendo un elicottero dell’esercito iracheno nel cielo a nord della capitale. La vera forza dello Stato Islamico non è comunque nella potenza militare, ma nella suggestione che riesce a creare tra i simpatizzanti in tutto il mondo. L’intelligence tedesca dice che i militanti del gruppo hanno già reclutato 450 combattenti tra i salafiti residenti in Germania che hanno accettato di trasferirsi sul fronte di guerra. E la tensione tra i curdi tedeschi e simpatizzanti dell’Isis è tale che si temono scontri di piazza tra i due gruppi nelle maggiori città del Paese.

Il Messaggero