Riforme al rush finale, Renzi apre a M5S

GRILLO_RENZI

«Beh è nostro dovere incontrare anche loro. Se non altro dobbiamo ringraziarli per aver spinto Lega e FI a chiudere l’intesa». La lunga lettera con la quale Matteo Renzi ha offerto al M5S disponibilità ad un incontro «a palazzo Chigi» oppure con «una delegazione del partito e dei gruppi parlamentari», rischia di suonare come un’andata a Canossa per i pentastellati che ora devono decidere da chi devono vogliono essere ricevuti. Se sceglieranno palazzo Chigi – come sembra – si sentiranno raccontare dal presidente del Consiglio dell’importanza per l’Italia delle riforme nel quadro dell’imminente avvio del semestre di presidenza italiana dell’Europa che sul tavolo si troverà «anzitutto la questione immigrazione». «Conto sull’aiuto di tutte le forze politiche di buona volontà – quindi anche del M5S alleato a Bruxelles con Nigel Farage, scrive Renzi – per respingere la montante propaganda xenofoba, non solo italiana ma esigendo impegni concreti dalle istituzioni comunitarie».
TRENO

Riforme, legge elettorale, ma non solo nel menu che il presidente del Consiglio sottoporrà alla delegazione grillina che dovrebbe essere composta dai capigruppo di Camera e Senato, dal vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio e da Danilo Toninelli, l’estensore della proposta elettorale molto proporzionale, del M5S. Una «proposta aperta», sostengono i parlamentari grillini che sul resto delle riforme non hanno una loro proposta se si esclude il ddl elaborato dall’espulso Francesco Campanella. La sensazione di essere arrivati fuori tempo massimo, taglia anche il Movimento di Grillo che ha maturato la svolta del dialogo dopo la batosta, o il mancato successo elettorale del 25 maggio, e che ieri mattina è tornato a sollecitare la fissazione dell’incontro. Renzi non intende chiudere la porta e nella lettera scrive che «giudico importante che le forze politiche più rappresentative del Paese provino a scrivere insieme le regole del gioco. Nessuno ha la verità in tasca, tutti possono dare una mano» «e lavoro con determinazione per arrivare a questo obiettivo comune».
LIMBO

La stoccata per l’alleanza xenofoba in Europa, spinge a destra il M5S e l’elenco delle cose da fare segna la distanza tra chi si è reso solo ora di stare nel «limbo» e chi da subito ha provato a cambiare il Paese, con «la Commissione Affari Costituzionali del Senato che entrerà nel vivo sulle riforme», mentre «il Parlamento riceverà il primo decreto attuativo della semplificazione fiscale» e «alcune aziende annunceranno investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro». E’ su questo treno in corsa che il M5S deve decidere se salire o meno perché i pentastellati si sentiranno dire che sulle riforme istituzionali e sul Titolo V sta lavorando la prima commissione di palazzo Madama e che sulla legge elettorale si deve per forza partire dal testo già votato alla Camera a larghissima maggioranza. Modifiche, suggerimenti, proposte migliorative, sono quindi ben accette ma non possono non tener conto del lavoro già fatto «visto che la legislatura non inizia ora», come spiegavano ieri a palazzo Chigi.
D’altra parte che l’intesa sia ad un passo non lo dicono solo Paolo Romani (FI), o Gaetano Quagliariello (Ncd) che ieri hanno incontrato il ministro Boschi, ma lo sostiene anche la presidente Finocchiaro e il leghista Calderoli. Si va verso un Senato di 100 componenti eletti indirettamente per due terzi dai consigli regionali e per un terzo dai comuni, che non dà la fiducia ma che mantiene funzione di raccordo tra Stato e autonomie e ha competenze anche in materia di leggi europee e ratifica dei trattati internazionali, di leggi costituzionali ed elettorali, di referendum.

Il Messaggero