Renzi rassicura il Colle: le riforme non rischiano Ma preoccupa il caos FI

European Summit

ROMA Un’ora al Quirinale per raccontare a Giorgio Napolitano dei suoi ultimi tour europei, del Def che è quasi pronto e sul quale «lavorerò anche domenica», delle riforme istituzionali che «vanno come un treno» e che la prossima settimana saranno discusse in Commissione a palazzo Madama. Nell’ora delle tante parole di Matteo Renzi, e delle riflessioni brevi di Giorgio Napolitano, si sono però anche consumate le preoccupazioni per la tenuta di Forza Italia, altro e sinora indispensabile interlocutore del governo sulle riforme istituzionali.

TENUTA
Un timore che i due hanno condiviso anche alla luce degli incontri che il capo dello Stato ha avuto con Silvio Berlusconi e Renzi a palazzo Chigi con la coppia Denis Verdini-Gianni Letta. In ballo non c’è nessun possibile salvacondotto, quanto la possibile presa che il Cavaliere ha su un partito già in forte difficoltà e che rischia una sconfitta alle prossime europee. Una debacle a favore del M5S che potrebbe realizzarsi tanto più se l’unico e naturale leader di FI dovesse finire agli arresti domiciliari. La trasformazione del Senato sta mettendo a dura prova tutti i partiti che dovrebbero votarla, ma Renzi ha spiegato a Napolitano che si faranno delle correzioni e che comunque il Pd voterà «compatto» la riforma. I dubbi si addensano invece su Forza Italia che tra qualche giorno risulterà più o meno acefala e con i colonnelli in lotta tra loro e tutti, o quasi, contro gli input che arrivano sia dal cerchio magico che circonda Berlusconi, sia dalla sponda aziendale della galassia dei consiglieri del Cavaliere. «L’accordo con Forza Italia regge», ha ripetuto Renzi convinto che alla fine anche nel movimento azzurro nessuno voglia andare al voto anticipato in autunno. Una sicurezza, quella di Renzi, che solo in parte ha tranquillizzato il Capo dello Stato consapevole degli strattonamenti in corso, delle resistenze esplicite e sotterranee. «Sul Senato non elettivo non si tratta», ha ribadito Renzi, cosciente dei rischi che un’apertura di dialogo su questo punto farebbe correre all’intero impianto. L’invito a non mollare fatto dal Capo dello Stato appare pleonastico, visto il personaggio. Meno quello «a non avere fretta» in modo da cercare di realizzare delle riforme le più inclusive possibili e frutto di un «approfondito dialogo parlamentare». L’obiettivo di Renzi, ribadito ieri, resta quello del varo entro maggio delle riforme in prima lettura, ma la tabella di marcia del governo dei prossimi due mesi è serratissima e prevede anche il varo delle riforme sul mercato del lavoro, oltre che il taglio dell’Irpef di 80 euro.

CALENDARIO
Di coperture Napolitano ha già parlato con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ma Renzi ieri ha ribadito che tutto il Def «rispetterà alla virgola» gli impegni presi con Bruxelles. D’altra parte la caduta verticale dello spread (30 punti in meno di un mese) – valore 8 miliardi circa per meno interessi – permette a Renzi di sostenere, più o meno ironicamente, «di aver recuperato da solo le coperture» per il taglio dell’Irpef. Proprio l’attesa generata sui mercati impone però ora al governo di stringere. Soprattutto sui due capitoli più importanti sui quali l’ex sindaco di Firenze ha detto di «giocarsi la faccia»: gli 80 euro in busta paga e l’abolizione del bicameralismo perfetto. Il primo obiettivo sembra a portata di mano e si è fatto largo grazie anche al martellante assedio fatto in un mese a Bruxelles, Berlino e Francoforte. Sulla critica all’Europa della burocrazia e degli ”zero virgola” si ritrova anche Napolitano anche perché non arriva mai sfiorare l’opzione unitaria o la scelta della moneta unica. Resta nei due, a colloquio concluso, la soddisfazione per l’annuncio della Bce di voler procedere ad una massiccia immissione di liquidità sui mercati sulla scia di quanto si è già fatto negli Stati Uniti. L’inizio, forse, di un cambio di marcia da parte di Francoforte – senza che Berlino si metta di traverso – che potrebbe offrire qualche sponda in più a Renzi in vista del semestre di presidenza della Ue.

IL MESSAGGERO