Renzi in Usa: “90% delle promesse mantenute, il problema non è la Russia ma l’Ungheria”.

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Io come Bill Clinton? Un paragone impossibile. Parola di Matteo Renzi, che viene accostato all’ex presidente americano che gli sta seduto proprio lì accanto. E’ il padrone di casa della Clinton Global Initiative, l’evento organizzato ogni anno dalla fondazione della famiglia Clinton.

Il presidente del Consiglio è l’ospite d’onore della giornata, insieme al premier greco Alexis Tsipras che lo ha preceduto sul palco. E davanti a un pubblico competente anticipa quello che di lì a poche ore dirà a un importante gruppo di investitori americani: è ora di tornare a investire in Italia che – ribadisce – tra dieci anni potrà diventare il vero Paese leader in Europa. Renzi rivendica i successi del suo governo. E se un anno fa a New York arrivò portando la lista delle promesse da realizzare, oggi – sottolinea il premier – il 90% di quelle promesse sono state mantenute: dalla riforma del mercato del lavoro a quella istituzionale, passando per quella della pubblica amministrazione. “Abbiamo rotto un incantesimo”, spiega, dopo anni di inerzia.

Poi il capitolo Europa. Prima la difende dal finanziere George Soros, che la descrive come “in via di disintegrazione” sotto i colpi delle varie crisi, da quella greca a quella dei migranti: “Non sono d’accordo. Sono stati compiuti molti errori ma non siamo finiti”, afferma Renzi, spiegando alla platea americana come “l’Europa è un miracolo”. Ma subito dopo è lui a lanciare l’affondo sulla Ue: “Il vero problema è la mancanza di visione dell’Europa, la mancanza di coerenza”. “L’Italia – spiega – sta facendo la sua parte ed è aperta e pronta a giocare da protagonista e ad attrarre investimenti. Ma la vera domanda è: dov’e la strategia europea, dov’e la coerenza di molti leader”.

Fa l’esempio dell’emergenza rifugiati: “Gli stessi leader che mi dicevano ‘e’ un problema vostrò poi di fronte alle tragiche foto sui giornali li ho sentiti dire che hanno aperto i loro confini e le loro case”. Niente a che vedere con l’Italia, che su questa e altre questioni è stata sempre coerente. Scherza Renzi: “Vedo il mio consigliere diplomatico mi guarda con ‘preoccupation'”, e giù risate. Poi il presidente del consiglio torna sul caso della Russia, a cui gli Stati Uniti sono naturalmente molto sensibili. “Pensare a un futuro dell’Europa senza la Russia – ribadisce con forza – sarebbe un tragico errore”. E spiega come oggi “il vero rischio per l’Europa non è la Russia, ma l’Ungheria che costruisce un nuovo muro”.

La Repubblica