Putin va in Crimea, è bufera su Mosca

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MOSCA La Russia ha celebrato con tutti gli onori il 69.mo anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Il Paese «ha sempre vinto contro i fascisti – ha sostenuto in un discorso il presidente Vladimir Putin -. Noi proteggeremo la sua unità e la sua storia». Alla tradizionale parata sulla piazza Rossa sono stati impegnati 11mila uomini e 151 mezzi militari, che hanno sfilato davanti alle massime autorità politiche ed ai veterani. Sono state esibite anche le ultime novità in campo tecnologico. Mosca ha così mostrato al mondo di essere ancora una potenza militare da non sottovalutare. Dopo una manciata di ore Vladimir Putin è ricomparso nella baia di Sebastopoli in Crimea. Qui ha osservato la parata organizzata dalla Flotta del Mar Nero e dall’Aeronautica. «Sebastopoli – ha ricordato il presidente russo – non si è mai arresa al nemico». Adesso la città e «la Crimea sono tornate alla Madrepatria». Il 16 marzo scorso la penisola aveva votato in un controverso referendum la propria riunione alla Federazione, da cui si era separata nel 1954 per decisione di Nikita Krusciov, ma tale consultazione non è stata riconosciuta dalla Comunità internazionale. L’Ucraina ha definito la visita di Putin in una propria regione come una «provocazione», mentre la Nato, con il suo segretario Rasmussen, come «inappropriata». Delusione è stata espressa dall’intero Occidente. «Non accetteremo mai l’annessione della Crimea – ha detto un portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa -. Tale visita servirà soltanto ad aumentare la tensione».

SCONTRI AL PORTO
In Ucraina si è combattuto ieri a Mariupol, porto sul mare di Azov. Secondo fonti mediche cittadine negli scontri sono morte 7 persone e 39 sono i feriti. I video e le fotografie da Mariupol mostrano colonne di autoblindo e tank entrare in città in tarda mattina. I separatisti filorussi, radunatisi intorno al Municipio, hanno dato fuoco subito ai pneumatici, provocando alte colonne di fumo, che si è mischiato al solito odore penetrante proveniente dalle acciaierie site alla periferia. Vi sono state anche delle sparatorie in centro.

LA GUARDIA NAZIONALE
Nelle altre zone della città la vita continuava come sempre, mentre la gente proseguiva tranquilla nel suo shopping quotidiano. Il mercato non ha nemmeno chiuso. Da quanto affermano le autorità ucraine nell’operazione di evacuazione del Municipio sono state utilizzate unità della Guardia nazionale dislocate a Dnipropetrovsk e reparti dell’esercito. I filorussi hanno accusato il governo centrale di Kiev di utilizzare le Forze armate contro il proprio popolo, e di essere dei fascisti. Hanno poi scelto Igor Strelkov, attualmente capo dei separatisti di Slavjansk, come «comandante in tutte le forze di AutoDifesa del Donbass». Questi, secondo i servizi segreti ucraini, è in realtà un colonnello del controspionaggio russo, ma il diretto interessato ha già smentito l’accusa. Domani è in programma il referendum imposto dai filorussi sull’indipendenza. Il presidente ad interim Turchinov ed il premier Jatseniuk intendono organizzare per mercoledì una «tavola rotonda di unità nazionale» con tutti «coloro che non si sono sporcati le mani di sangue», per risolvere la crisi ucraina.

IL MESSAGGERO