Nuovo Senato, Renzi: l’ostruzionismo sasso sui binari dell’Italia

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Matteo Renzi lo dice chiaro e tondo dall’Angola: «Sulle riforme con il sorriso con le labbra ma con una determinazione ferrea andiamo avanti. Se qualcuno con l’ostruzionismo vuole mettere il sasso sui binari, noi con pazienza togliamo il sasso è andiamo avanti». Il premier – che ha ribadito per l’ennesima volta che le riforme istituzionali, un ”Pin” per sbloccare l’Italia, sono solo un antipasto – intende assolutamente portare a casa il primo voto sulla riforma costituzionale (Nuovo Senato non elettivo, meno poteri alle Regioni e riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali, abolizione del Cnel) prima delle ferie. 
Possibile? Il conto è presto fatto. Oggi pomeriggio in Senato si inizia a votare sul testo della riforma e sui quasi 8.000 emendamenti. Ma poiché il Senato dovrà votare prima delle ferie che partono l’ 11 agosto anche quattro decreti (Pubblica amministrazione, Cultura e turismo fissato per il 28; Competitività in calendario per il 24; Ilva) è assai probabile che l’esame della legge di riforma della Costituzione si esaurirà entro venerdì primo agosto oppure al massimo entro venerdì 8. Se non prima, dunque, il primo sì alla riforma dovrebbe arrivare entro tre settimane.
CONFRONTO IN AULA
Come saranno rispettati questi tempi? La maggioranza (e il governo) dispongono di svariate armi per controbattere l’ostruzionismo che si va profilando. E’ vero che l’esecutivo non può chiedere la fiducia (sarebbe una forzatura istituzionale e Forza Italia non la voterebbe) ma il regolamento del Senato prevede il contingentamento dei empi (articolo 55, comma 5 del Regolamento). In sintesi la maggioranza può stabilire il tempo complessivo che ciascun gruppo ha a disposizione nei suoi interventi nelle dichiarazioni su ogni emendamento. Questo significa che, una volta esauriti i tempi totali, si vota senza ulteriori interventi. Una procedura lenta, che brucia molte ore ma quando viene approvato un emendamento, come quelli proposti dai relatori (che presenteranno quelli approvati dalla Commissione), decadono tutti gli altri riguardanti quel determinato comma o articolo del disegno di legge.
Chi farà ostruzionismo? Non la dozzina di senatori del Pd che sembrano orientati a non votare la non eleggibilità diretta del Senato. Verso il filibustering invece si muovono sia Sel che i %Stelle che i dissidenti di Forza Italia. Il loro è un ostruzionismo fatto innanzitutto con gli emendamenti (5.900 da Sel e 1.000 dai «frondisti»).
Il metodo usato tanto da Sel che dai «frondisti» di Fi, è quello dell’emendamento seriale su ogni singolo punto di ogni articolo. Ad esempio il ddl del governo sulle riforme fissa in 100 il numero complessivo di senatori, di cui 5 nominati dal presidente della Repubblica e 95 eletti dai Consigli Regionali. Sono state allora presentate proposte di modifica che chiedono di portare il numero di senatori a 101, 102, 103, etc fino agli attuali 315; altre proposte suggeriscono di modificare il rapporto tra i senatori «presidenziali» e quelli regionali: 6 a 94, 7 a 93, 8 a 92 ecc. Infine la valanga di emendamenti potrebbe dilatare a dismisura i tempi, perché su ognuno i senatori Possono intervenire.
Da registrare che ieri il Movimento 5Stelle ha riaperto il tavlo di trattative con il Pd sulla riforma della legge elettorale chiedendo una «rapida» risposta scritta a sei quesiti.
Le sei domande-proposte sono piuttosto complesse. Riguardano. La contrarietà dei grillini al ballottaggio; la necessità che il premio di maggioranz vadaad un partito (e non ad una coalizone) con più del 35% dei voti; alcune garanzie costituzionali; l’introiduzione delle preferenze e la riuzione delle soglie di sbarramento. Ironico il commento dell’eurodeputata Pd Pina Picierno: «Oggi è giorno pari e l’M5S dialoga».

Il Messaggero