Ma Tsipras non segue Varoufakis contro Renzi: dialogo con tutti. I suoi: così Yanis colpisce Alexis

Yanis Varoufakis

Alexis Tsipras non segue Yanis Varoufakis contro Matteo Renzi. Anche se la distanza politica tra il premier greco e quello italiano è abissale. Il primo guarda a Podemos e Jeremy Corbyn, il secondo ignora gli spagnoli e attacca il nuovo Labour “nato per perdere”. Anche qui come con Varoufakis. Ma Tsipras ha vissuto con una punta di fastidio più l’attacco di Varoufakis a Renzi, che l’attacco di Renzi a Varoufakis.

Soprattutto però, al gioco del ‘chi sta con chi’ nella sinistra europea, moderata e radicale, scatenato un po’ ovunque dopo il voto di Atene, Tsipras non vuole partecipare. Il premier ellenico ha trascorso tutta la giornata al tavolo delle trattative sul nuovo governo. Dunque, non ha avuto nemmeno il tempo di soffermarsi sul botta e risposta tra il suo ex ministro Varoufakis e Renzi. Vero è che è stato il premier italiano a provocare per primo. “Chi di scissione ferisce, di elezioni perisce. Anche ‘sto Varoufakis se lo semo levati”, ha detto, piegando l’esito del voto di Atene in chiave interna (contro la minoranza Pd) e senza badare alle conseguenze internazionali, forse. “Signor primo ministro, lei non si è liberato di me. Partecipando al vile golpe contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, si è sbarazzato della sua integrità di democratico europeo, e forse della sua anima”, è la risposta al vetriolo di Varoufakis dal suo blog. Il premier greco si ritrae.

“Una cosa sono le posizioni politiche e ideologiche, altra cosa è il livello di collaborazione istituzionale tra governi, soprattutto di centrosinistra”, dicono i suoi. In questo momento, alla vigilia del vertice europeo sull’immigrazione, Tsipras punta a fare squadra quanto più è possibile con gli altri leader Ue, soprattutto quelli del Mediterraneo, più esposti alla maxi-ondata dei flussi e più disponibili sull’accoglienza, a differenza dei paesi dell’est che anche oggi hanno fatto muro al vertice dei ministri Ue a Bruxelles. Le bordate di Varoufakis lo infastidiscono, anche se, precisano i suoi, “in Grecia la credibilità di Varoufakis è sotto a quel 2,8 per cento preso da Unità Popolare alle elezioni…”. Vale a dire gli scissionisti di Syriza appoggiati dall’ex ministro.

Insomma, ad Atene la lettura è che l’indomito Yanis, dopo aver perso le elezioni, attacchi direttamente Renzi per attaccare indirettamente Tsipras. Una triangolazione che ha l’obiettivo di metterlo in difficoltà ora che inizierà la parte dura di tutto il lavoro, il nuovo negoziato con i creditori internazionali sulla ristrutturazione del debito, l’applicazione del memorandum. E, si riflette a Syriza, “l’attacco frontale a un premier pur ideologicamente diverso da Alexis non serve a nulla. Mettere zizzania è controproducente. Ora è il momento di fare squadra. Non è il momento dei giudizi. Un conto sono le posizioni politiche di Syriza come partito, un conto sono le posizioni del governo Tsipras”.

Tsipras si concentra sul governo. Per tutta la giornata, tra l’altro, ha avuto il problema di convincere Euclid Tsakalotos ad accettare di restare al ministero delle Finanze. Lui, componente dell’area movimentista di Syriza ’53 +’ e firmatario del memorandum Ue insieme al premier, nonché critico dello stesso memorandum come tutta Syriza compreso Tsipras, aveva molte perplessità. In particolar modo, sembra che non gli piacesse l’idea di ‘dipendere’ da un superministro per l’applicazione del memorandum, incarico che Tsipras assegnerà all’attuale ministro delle Finanze ad interim, Giorgios Houliarakis, tanto apprezzato in Europa da costituire una sorta di forte garanzia per Atene verso Bruxelles in vista del nuovo negoziato. Alla fine, pare che Tsakalotos abbia accettato. Il nuovo governo – che avrà più del doppio dei dieci ministri dell’ex governo Tsipras, in modo da gestire meglio i vari filoni di intervento tra memorandum e “programma parallelo” per i più deboli – giurerà domattina. E dopo Tsipras volerà a Bruxelles per il vertice Ue e anche per un primo faccia a faccia post-voto con il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Gli scontri frontali per ora li evita.

L’Huffington Post