Lazio eterna incompiuta

ANDERSON_PIOLI

Dieci partite di campionato per un primo bilancio agrodolce della Lazio di Pioli: sei vittorie, perfetta in casa, quattro sconfitte, tutte in trasferta dove i biancocelesti hanno buttato al vento quanto di buono costruito all’Olimpico. Ecco la fotografia della creatura biancoceleste forgiata a immagine e somiglianza del suo tecnico. Tutto e il contrario di tutto, una ruolette russa dentro ogni partita dove si gioca all’attacco ma si subisce dietro con la difesa laziale terzultima in serie A per i gol incassati (solo Carpi e Verona hanno fatto peggio prendendo più di 15 reti). E così, dimenticare il nuovo suicidio confezionato dai biancocelesti a casa Reja, non sarà facile. Anche perché nei novanta minuti contro l’Atalanta sono riemersi vecchi difetti e vizi strutturali forse incurabili. Quando c’è da fare il salto di qualità, arriva la stecca, così come, quando sembra tutto sbagliato, la banda di Pioli rifiorisce aggrappandosi a uno spartito comunque divertente. «Sono sconfitte che servono per migliorare il processo di crescita del mio gruppo», ripete sempre il tecnico. Così come un’altra litania ormai diventata stucchevole: «Non abbiamo avuto la cattiveria necessaria per chiudere la partita segnando il secondo gol». Infatti, bastava conservare il vantaggio perché l’1-0 è previsto nei regolamenti federali tanto che Mancini ci sta costruendo le fortune della sua Inter in questo campionato. Quindi, affascina il progetto Pioli, piace ai tifosi la follia di una squadra che cerca sempre i tre punti andando là dove osano le aquile anche a costo di lasciarci le penne, però è certo che saper gestire le partite sia un pregio e non un difetto. È quella cosa che trasforma una buona squadra in grande: saper vincere nelle giornate storte, salvare la pelle nei momenti di sofferenza aspettando tempi migliori. Questo manca alla Lazio che ci sta confermando un’eterna incompiuta con la giustificazione di tanti infortuni penalizzanti pur riconoscendo gli sforzi di Lotito e di Pioli. Tecnico sicuramente bravo ma a volte troppo aggrappato al suo dogma di attaccare dimenticando che il fine giustifica i mezzi perlomeno in qualche occasione. Un cambio conservativo può essere importante per portare punti a casa senza per questo rinnegare la mentalità europea che l’allenatore sta trasmettendo al gruppo biancoceleste con ottimi risultati da un anno e mezzo a questa parte.

I giocatori devono seguirlo di più e soprattutto lottare con il coltello tra i denti come si sarebbe dovuto fare a Bergamo invece di consegnarsi all’avversario con una arrendevolezza preoccupante. Vedere Candreva spostato dal piccolo Gomez, mica Ibrahimovic, è stato imbarazzante tanto quanto il posizionamento della difesa sul contropiede letale del raddoppio atalantino. Ora il Milan per provare a riscattarsi subito ma il treno è passato, la Lazio non è salita forse perché più di così proprio non riesce a fare.

IL TEMPO