Criminalità, sindaci sempre più sotto tiro

IGNAZIO MARINO 4

Migliaia di atti intimidatori, 1265 da gennaio 2013 ad aprile 2014 buona parte dei quali (l’86% ma nel Sud supera il 90) resta senza autori. Auto incendiate, colpi d’arma da fuoco, lettere minatorie. Una valanga di azioni, buona parte delle quali, circa il 60%, considerate ”lievi” ma che messe l’una di seguito all’altra finiscono per raccontare un paese in cui gli amministratori locali sono molto spesso in prima linea. E soli. E’ il ritratto del paese che emerge dalla relazione della Commissione d’inchiesta del Senato sul Fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali presieduto dalla senatrice pd Doris Lo Moro. Il quadro è particolarmente grave al sud e nelle isole, dove «si sono verificati il 97 per cento del totale degli episodi intimidatori con l’utilizzo di armi da fuoco; il 94% con utilizzo di ordigni esplosivi; l’88 per cento dei casi di incendi di autovetture e il 78% delle intimidazioni tramite incendi dolosi». La mafia è solo una parte, ormai persino minoritaria del fenomeno visto che solo «nel 13,7 per cento dei 673 casi per i quali le prefetture hanno indicato una presumibile matrice collegata a a strategie criminali». Il resto sono frutto di ”disagio sociale”, ”proteste legate a questioni amministrative”, minacce relative a ”rivalità politica”. L’amministrazione pubblica più vicina è anche la prima ad essere colpita. Dal 1974 ad oggi gli omicidi sono stati 132 e la Commissione ha voluto elencare i nomi e le circostanze una per una.
I SINDACI

L’obiettivo prevalente nelle azioni intimidatorie sono i sindaci, cui sono rivolti il 35% del totale degli episodi (446 casi). Dai dati forniti alla Commissione dalle prefetture, emerge che il 48% dei casi si è verificato in Comuni di oltre 15mila abitanti mentre un episodio su quattro in un piccolo comune (meno di 5.000 abitanti). La Commissione evidenzia inoltre «la vera cifra oscura del fenomeno, quello delle dimissioni, che con maggiore facilità sfuggono ad un accertamento cristallizzato: le dimissioni come effetto delle intimidazioni, del condizionamento pieno dell’attività politica ed amministrativa», e al riguardo non ci sono dati certi: ciò che è possibile acquisire con certezza è il dato medio annuo dei Comuni italiani sciolti anticipatamente a partire dal 1993 che è intorno al 2,5% con le punte massime che riguardano la Puglia (7,4%), la Campania (6,3%) e la Calabria (5,1%). Per intervenire sul fenomeno, la commissione presieduta da Doris Lo Moro propone tra l’altro l’introduzione di un’aggravante per chi colpisce gli amministratori locali.

Il Messaggero