Marine Le Pen in Francia e Alternative für Deutschland in Germania hanno lanciato nei giorni scorsi, quasi all’unisono, un martellante slogan sul tema bellico. Basta soldi all’Ucraina, così recita lo slogan. Alternative für Deutschland si spinge anche più in là e spiega che ormai la guerra per Kiev è perduta e dunque è del tutto inutile e controproducente seguitare a supportare il guitto di Kiev ormai sconfitto e con il cerino in mano. In altri tempi, a dire il vero, sarebbero state le sinistre comuniste europee a intestarsi questa battaglia, opponendosi all’imperialismo occidentale, alle ragioni irragionevoli delle armi, allo spreco di danari pubblici sottratti alla sanità, all’istruzione e allo stato sociale.
Ma si sa, le sinistre europee hanno subito una vera e propria metamorfosi kafkiana, una metamorfosi che le ha condotte a divenire le guardie arcobaleno della globalizzazione neoliberale e del padronato cosmopolitico. Divenute fucsia da rosse che erano, e avendo abbandonato la falce e il martello per l’arcobaleno dei capricci di consumo individualistici, le sinistre attualmente sostengono per lo più la guerra dell’attore NATO con la N maiuscola e rivelano di aver metabolizzato in toto la mappamundi delle classi dominanti e della loro difesa a oltranza dell’iniquo ordine dei rapporti di forza del turbocapitalismo planetarizzato. E così, per paradossale che possa prima facie apparire, battaglie che un tempo si sarebbero dette proprie della sinistra radicale vengono difese oggi dalla destra di Le Pen e di Alternative für Deutschland. Bisogna davvero essere dotati di umorismo per comprendere la dialettica della storia.
L’Europa che non si ferma
Intanto i pretoriani di Bruxelles, gli euroinomani dell’Unione Europea, vanno avanti speditamente nella loro follia e decidono di stanziare altri 2,8 miliardi per il sostegno bellico a Kiev. Vi è del metodo in questa follia, potremmo chiosare con gli imperituri versi dell’Amleto. Il guitto di Kiev, per parte sua, non smette di piagnucolare e di battere cassa, chiedendo soldi all’Unione Europea e armi a Washington. Quest’ultima si è già saggiamente sfilata e ha rinnegato l’attore NATO, abbandonandolo al suo sciagurato destino dopo averlo utilizzato come testa d’ariete contro la Russia di Putin. Per parte sua, l’Unione Europea seguita ottusamente a sopportare e a supportare il prodotto in vitro di Washington, se non di Hollywood, alias Zelensky. Basti ricordare il fatto che anche Giorgia Meloni, nei giorni scorsi, ha dichiarato che l’Italia continuerà ad aiutare Kiev, perciò stesso ricevendo un sentito ringraziamento dal dittatore-attore, in una parola dittattore Zelensky.
Il punto dirimente della questione resta però, a nostro giudizio, il seguente: l’Unione Europea e l’Ucraina sono le vere sconfitte di questa guerra, una guerra che probabilmente è vinta da Putin, e che Washington prova in qualche misura a mantenere nei limiti del danno subito.
RadioAttività, Lampi del Pensiero Quotidiano | Con Diego Fusaro










