Marco Carnelos: “I leader che paragonano Putin a Hitler mancano di un fondamentale di diplomazia”

Georgie, Willy e Nicky: i nomignoli con cui George V, Guglielmo II e Nicola II si scrivevano nei giorni che precedettero la Prima guerra mondiale. Cugini, legati da una parentela comune con la regina Vittoria, e a capo di tre potenze che nell’estate del 1914 finirono su fronti contrapposti. È il precedente a cui storici come Christopher Clark, con I sonnambuli, hanno dedicato pagine fondamentali per ricostruire le dinamiche che portarono all’esplosione del conflitto.

Oggi lo stesso parallelo riaffiora nella discussione sulla guerra in Ucraina, mentre il governo italiano ribadisce la propria linea. Alle Camere il 14 ottobre, Giorgia Meloni ha sostenuto che “il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile”. Nella stessa occasione ha spiegato che, se Kiev smettesse di difendersi, a quel punto non si discuterebbe di pace ma dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno di logiche imperiali già vissute dal continente, attribuendo inoltre l’impennata dei prezzi del carburante soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto ucraino.

Su questi nodi, il modo di leggere le intenzioni di Mosca e il peso economico della guerra sull’Europa, è intervenuto in diretta ai nostri microfoni Marco Carnelos. Ex diplomatico, ha fatto parte dello staff di politica estera di tre presidenti del Consiglio ed è stato ambasciatore italiano in Iraq fino al 2017.

Il paragone con il 1914

“Deve rimanere un monito di come certi automatismi, se non vengono interrotti con un modo di pensare differente, finiscono poi per far piombare in una guerra”, avverte Carnelos, citando I sonnambuli dello storico Christopher Clark. Il ragionamento si sposta poi sul piano europeo: “Un leader politico europeo, nel valutare se continuare a sostenere o meno l’Ucraina, dovrebbe anche considerare le ripercussioni che il conflitto in Ucraina sta avendo sulla propria economia”. Un quadro in cui pesa anche la crisi energetica: “Se prima era una crisi energetica che si legava unicamente al gas, adesso si lega anche al petrolio, con tutte le conseguenze che stiamo osservando”. E ancora: “Il leader politico non può tener soltanto conto del calcolo di Putin, deve vedere anche le proprie piazze che si stanno infiammando”.

Il nodo della Russia

Sul paragone tra Putin e Hitler e sulle presunte ambizioni imperiali di Mosca, la posizione di Carnelos è netta: “Queste sono delle considerazioni che da un punto di vista storico non hanno alcun fondamento”. A mancare, per l’ex diplomatico, è un principio che la diplomazia della Guerra Fredda teneva in considerazione: “Oggi viene chiamato empatia cognitiva, ovvero la capacità di un leader di mettersi anche nelle scarpe del leader che ha di fronte”.

Da qui la lettura sull’allargamento della NATO a est: secondo Carnelos, a Mosca viene percepito come una minaccia esistenziale per la tenuta della Federazione, e a questo si aggiunge il ricordo degli anni Novanta di Eltsin. Quanto al diritto dei Paesi dell’Europa orientale di scegliere la propria collocazione, l’ex diplomatico non lo mette in discussione: “Va bene, questi diritti non è che possono essere negati, ma devono essere anche messi in relazione con un sistema politico, un sistema internazionale che richiede come minimo un po’ di cautela”.