Nel marzo 2026 il Sejm, la camera bassa del Parlamento polacco, ha eletto sei nuovi giudici del Tribunale Costituzionale. Due hanno giurato davanti al presidente Karol Nawrocki e hanno preso servizio. Gli altri quattro hanno giurato davanti al presidente della stessa Camera. Da questo contrasto è nato lo scontro che a fine ottobre ha portato all’intervento della polizia e alla sospensione del presidente del Tribunale, mentre Nawrocki rientrava d’urgenza dal Senegal. Nelle stesse ore, in Brasile, Flávio Bolsonaro, sconfitto da Lula con circa 4,4 milioni di voti di scarto, ha lasciato il Paese passando per l’Argentina ed è atterrato a Miami il 28 ottobre.
Lo strappo di Varsavia
“Nawrocki vuole cristallizzare la situazione di maggioranza e quindi questo viene considerato uno strappo istituzionale“. Così Giorgio Bianchi, in diretta ai nostri microfoni, legge il rifiuto del giuramento ai quattro giudici. Per Bianchi l’episodio rientra in un quadro più ampio, che riguarda la tenuta dell’Unione Europea: “A quanto pare qualche erbaccia sta cominciando a spuntare nel giardino fiorito di Borrell“
La fuga di Bolsonaro e il cortile di casa
Sul caso brasiliano Bianchi precisa di non avere preferenze tra i due candidati e sposta l’attenzione altrove: “la sovranità di tanti paesi oggi è una sovranità soltanto di facciata, perché poi vai a scavare sotto la superficie e ti trovi interessi stranieri“. Lo scenario, a suo avviso, è continentale. “La mia ipotesi è che oramai le opinioni pubbliche del latinoamerica siano cotte al punto giusto da poter immaginare governi tutti del medesimo colore”. Un peso rilevante, aggiunge, lo avrebbero le chiese evangeliche nel Brasile e in tutta l’America Latina: “è previsto che tra qualche anno, ad esempio in Brasile, la maggioranza della popolazione sarà pentecostale“.
Sullo sfondo, secondo Bianchi, c’è la posizione degli avversari di Washington: “vedi la Russia, vedi l’Iran, vedi la Cina, che si trovano sempre più marginalizzati e sempre più confinati all’angolo“.










