Per mesi le imprese dell’autotrasporto hanno anticipato di tasca propria il caro gasolio, contando su un rimborso che non arrivava. Ora la macchina si è messa in moto. Il credito d’imposta copre fino al 70% della maggiore spesa per il carburante sostenuta tra marzo e agosto 2026, con una dotazione salita a 480 milioni, e va usato in compensazione con l’F24 entro il 31 dicembre. Le domande presentate sono circa 32mila. Il tavolo del 27 ottobre al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è arrivato dopo settimane di blocchi e presìdi dei Tir nel Mezzogiorno, e lì la categoria ha chiesto una cosa sola: trasformare gli stanziamenti in liquidità vera.
Che la distanza tra le due cose sia tutt’altro che un dettaglio lo spiega Claudio Riva, presidente di Confartigianato Trasporti: “Il decreto rappresenta sicuramente un passo positivo, ma dobbiamo essere consapevoli che la sospensione del leasing rinvia un pagamento.
E il credito d’imposta, finché non è effettivamente utilizzabile, non mette denaro in cassa. Per questo abbiamo chiesto innanzitutto di sbloccare rapidamente tutte le risorse già stanziate, con un calendario certo per l’effettiva disponibilità dei crediti”.
Qualcosa in effetti si muove: “I pagamenti sono cominciati, ho notizie di alcune aziende nostre che hanno già ricevuto il credito d’imposta sul cassetto fiscale. Se la media verrà rispettata come ci è stato prospettato, cioè 5.000 imprese pagate al giorno, servono circa 6-7 giorni, perché le imprese che hanno presentato la richiesta sono 32.000”.
Qualcuno aspetta ancora
Dall’altra parte dello Stretto, però, il conto è ancora a zero. “Da quello che mi dicono i pagamenti stanno cominciando ad arrivare. Io personalmente, e le aziende che rappresento come Consorzio autotrasportatori trapanesi, ad oggi non abbiamo percepito ancora nulla”, racconta Vincenzo Aleccia.
Il problema, per i padroncini siciliani, è anche di tempi: “Si è perso parecchio tempo a ribaltare questi ristori che lo Stato ci ha voluto dare. Doveva essere una boccata d’ossigeno da dare subito, una procedura da mettere in moto molto più velocemente”. Sull’isola il gasolio pesa insieme al costo delle navi, “che continua a schizzare di mese in mese senza poterlo fermare”. Intanto le tariffe restano ferme al passato: “I subvettori lavorano ancora con prezzi di oltre cinque anni fa, quando il gasolio andava a 1,50 euro, mentre oggi in provincia siamo mediamente a 2,30”. Da qui la richiesta di imporre l’adeguamento fuel in fattura, “con una vigilanza che controlli che la grossa impresa che acquisisce il lavoro lo riconosca a chi poi lo esegue”.
Il tetto che non arriva ai camion
C’è poi un paradosso che spiega perché il credito d’imposta sia diventato così vitale. Il price cap delle grandi compagnie petrolifere non tocca chi fa il pieno all’ingrosso, ed è proprio quello che fa la gran parte dei camion. Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia, lo spiega così: “Resta fuori tutto quel mondo che non si rifornisce sulla rete stradale: l’autotrasporto, ma anche l’agricoltura, la pesca, i cantieri, le macchine operatrici. Qui i prezzi calmierati non sono arrivati, o sono arrivati in misura estremamente ridotta. Le grandi compagnie vendono al dettaglio a prezzi notevolmente più bassi di quelli che praticano ai grossisti. I prezzi al dettaglio sono più bassi dei prezzi all’ingrosso, ed è un’anomalia che qualunque cittadino comprende facilmente”. La proposta è un tetto coordinato tra dettaglio e ingrosso, così che anche la filiera indipendente possa allinearsi alle major.
In attesa che i bonifici fiscali arrivino a tutti, la categoria rivendica la scelta del dialogo rispetto ai blocchi. Ma nessuno si spinge a dire che basti. Riccardo Morelli, presidente di ANITA, parla di “buoni risultati, non ancora sufficienti per sanare le problematiche del momento”. Riva indica il nodo di fondo: “Non possiamo continuare a chiedere alle imprese di assorbire ogni aumento dei costi senza la possibilità di trasferirlo correttamente sul prezzo del servizio. Senza autotrasporto si fermano le filiere produttive e la distribuzione: servono misure tempestive, regole eque e una visione di lungo periodo”.
Nel video l’intervista ai microfoni di Astrea, con Rosanna Piras.










