Una vittoria che frena l’ondata di tensione e negatività per una Juventus che arriva in Salento tra infortuni, dubbi e un allenatore sotto osservazione dopo gli ultimi risultati. Il Lecce ci mette coraggio e intensità, ma si arrende a due colpi nel finale di primo tempo.
Nei primi minuti Vicario rischia grosso con un rinvio troppo ritardato, e il Lecce di Di Francesco fa capire di non voler stare a guardare, ripartendo con velocità e pericolosità. Poi la partita si decide su uno schema costruito a tavolino: una punizione dal centro, con Koopmeiners vicino al pallone, ma è Douglas Luiz a scodellare al centro. McKennie si inserisce alle spalle di una difesa immobile e, anche senza colpire pulito, batte Falcone.
Da lì la Juve prende fiducia, e il brasiliano prende in mano la squadra. Dopo aver servito l’assist, firma il raddoppio con un destro di prima intenzione al limite dell’area, che va a sbattere all’angolino alla destra di Falcone. Una serata da regista vero, la più convincente da quando è arrivato a Torino.
Nella ripresa il Lecce spinge con Maleh, Gaspar ed Esteban, senza però trovare il guizzo giusto o quello fortunato: Vicario deve compiere interventi ordinari, mai un vero brivido. La Juve gestisce, con qualche brivido di troppo nella costruzione, e spreca il tris con Woltemade, solo davanti a Falcone ma in fuorigioco. Anche Boga e Cabal, entrati nel finale, sfiorano il terzo gol. Nel recupero il Lecce chiude in dieci.
Dopo la sconfitta con la Lazio e il pari col Rennes, la Juve si regala una serata che le serve soprattutto per la testa: ritrova un’idea di gioco e un centrocampo che incide.










