Si fa un gran discutere in questi giorni del cosiddetto Melonellum, la nuova legge elettorale proposta dal governo della destra bluette neoliberale filoatlantista, filoisraeliana e filoucraina. Una legge che da qualsivoglia prospettiva la si analizzi non può che apparire oscena e inqualificabile ponendosi perfettamente in continuità con le precedenti leggi elettorali poste in essere dai governi di destra o di sinistra, poco importa, ugualmente piegati al verbo unico della globalizzazione neoliberale che hanno preceduto quello presieduto da Giorgia Meloni. Vi è soprattutto un punto che, a giudizio di chi vi sta parlando, merita di essere sottolineato e analizzato come sempre controvento.

Con il Melonellum si sbarra de facto e de jure la strada ai partiti più piccoli, voglio dire ai partiti meno organici all’ordine dominante, quelli più liberi dal gioco dell’ideologia unica dominante. Per questi partiti infatti la strada sarà ancor più ardua di quanto già non sia per poter accedere al Parlamento e per poter quindi incidere realmente sulla vita politica della nostra Italia. L’obiettivo è evidente e, almeno credo, sotto gli occhi di tutti, garantire l’accesso al Parlamento unicamente ai partiti istituzionali, vale a dire alle formazioni partitiche che risultino in tutto e per tutto organiche al partito unico fintamente articolato del Capitale, poco conta se di Destra o di Sinistra.

Come non mi stanco di ripetere ad nauseam, i cosiddetti partiti istituzionali dall’estrema destra liberale atlantista all’estrema sinistra liberale atlantista non mettono mai a repentaglio la tenuta del sistema, ma la garantiscono e la puntellano, mediante la fiction dell’alternanza senza alternativa tra una destra e una sinistra che ugualmente esprimono l’ordine dominante e che, conseguentemente, fanno apparire democratico e pluralistico un ordine che tale non è. Il vero pericolo per l’ordine dominante del resto è rappresentato proprio da quei piccoli partiti nati dal basso che, non rispondendo alle esigenze sistemiche, sono nelle condizioni di prospettare visioni diverse, libere dall’ideologia unica di cui dicevo poc’anzi. Tanto più che, come ormai tutti dovrebbero sapere, con il governo di Giorgia Meloni tutti i partiti istituzionali hanno compiuto il loro ciclo di vita in formazioni governative, rivelando in maniera adamantina come non vi sia partito istituzionale che non sia intimamente funzionale alla riproduzione sistemica e quindi a quella omogeneità bipolare che rende, quod erat demonstrandum, la destra come la sinistra funzionale alla riproduzione dell’ordine egemonico.

Il solo pericolo rappresentato per il sistema dominante sta appunto, lo sottolineo ancora, nell’emersione di nuovi partiti dal basso ed è esattamente contro questi ultimi che si schiera apertamente il cosiddetto melonellum, l’ennesimo capolavoro del potere egemonico neoliberale.