Tra i dossier che la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid continua a riaprire, quello sui vaccini a mRNA resta il più scivoloso. Nell’autunno 2021 diversi Paesi europei, dai nordici fino a Germania e Francia, avevano smesso di somministrare Moderna ai ragazzi e ai giovani uomini per il rischio di miocardite. A dicembre il comitato di farmacovigilanza dell’EMA, il PRAC, metteva nero su bianco un rischio più alto rispetto a Pfizer.
In Italia, invece, la campagna andò avanti senza distinzioni. Il perché di quella scelta, e quanto fossero affidabili i numeri della farmacovigilanza nazionale, sono le domande a cui Palazzo San Macuto cerca risposta da mesi.
Moderna ai ragazzi, nonostante tutto
La senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda ha messo l’ex presidente dell’AIFA Giorgio Palù davanti ai numeri di quelle settimane: dosi Pfizer disponibili in abbondanza, eppure Moderna inoculato in maniera massiccia sui maschi tra i 12 e i 19 anni. “Non lo dico io, lo sconsigliava l’EMA. Francia, Germania, Finlandia e Svezia già a ottobre 2021 non lo usavano più sui giovani maschi. Come mai nessuno ha pensato di sospendere Moderna su quella fascia d’età?”.
La risposta del virologo parte dai dati. “Le evidenze della farmacovigilanza dicevano che Moderna, nei giovani adulti, poteva avere un’incidenza di miocardite tra i 13 e i 20 casi ogni 100.000 dosi. Pfizer-BioNTech aveva invece un’incidenza di 5 per 100.000, quindi da due a tre volte inferiore. Non sappiamo perché: la composizione dei due vaccini è leggermente diversa, soprattutto nelle nanoparticelle. Le miocarditi arrivavano soprattutto con la seconda dose, nei giovani maschi, non nelle femmine. Ma erano miocarditi lievi, che non portavano a deficit funzionale, mentre l’infezione dava una miocardite con frequenza uguale o superiore e portava a miocardiopatia dilatativa. L’analisi scientifica è sempre un’analisi rischio-beneficio, e quella diceva che queste miocarditi non erano tali da sospendere la vaccinazione”.
Zedda non arretra: l’EMA suggeriva di usare Pfizer, e l’AIFA avrebbe dovuto girare l’indicazione al CTS e al generale Figliuolo, che in commissione aveva già dichiarato di non aver mai ricevuto segnalazioni in tal senso. Alla domanda secca del presidente della Commissione, se avesse mai suggerito di preferire Pfizer, Palù si ferma a una memoria incerta. “Non ricordo. Quando venivano fuori queste cose non si capiva perché, ma certamente erano evidenze che portavamo sul tavolo”.
Seimila volte più piccolo
Il nodo più pesante lo scioglie il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, mettendo a confronto i dati AIFA con gli studi registrativi delle stesse aziende. “Secondo AIFA le segnalazioni di eventi avversi sono state 97 su 100.000, 18 gravi ma solo 6 ritenuti correlabili. Nello studio clinico di Pfizer, prima dell’immissione in commercio, anziché 6 erano 3.900. Per Moderna 17.300. Una differenza da 650 a 2.800 volte. Quando i rischi sono sottovalutati di questo ordine, la valutazione rischi-benefici resta valida o può essere gravemente sbagliata?”.
Qui arriva l’ammissione più netta dell’audizione. “La farmacovigilanza in AIFA non me ne occupavo io, le notizie che mi arrivavano le delegavo al Comitato. Ma devo dire che erano molto più rapide ed efficienti quelle che arrivavano dall’estero, da Israele. Questa disparità sta a dire che forse la farmacovigilanza attuata in AIFA non era la più opportuna, la più adeguata. È la conclusione che traggo anch’io”.
Sul resto, però, la linea non cambia. Il rapporto rischi-benefici, per Palù, “resta valido”, e a sostenerlo sono “gli studi di Watson sul Lancet e di Ioannidis su JAMA, che riportano benefici dei vaccini nell’ordine di milioni di vite salvate”. Quanto ai dati sottostimati, la responsabilità è altrove: “Dovreste chiederlo a Magrini. Non ero responsabile della farmacovigilanza, né dell’informazione data da AIFA, e per l’acquisto dei vaccini c’era un commissario ad acta. La mia valutazione era meramente scientifica”.
Una difesa che a Malan non basta. “Le valutazioni scientifiche si fanno sugli studi. Non se ne guarda uno, per carità prestigiosissimo, ma quando ce ne sono venti che dicono cose enormemente diverse forse bisogna ascoltarli tutti. Dire che 6 casi gravi su 100.000 o 3.900 non cambiano nulla mi sembra un approccio fideistico, non scientifico”.
La replica sposta il discorso sul significato della parola “grave”. “Dipende cosa si intende per grave. Gli effetti principali degli mRNA sono la miocardite, soprattutto nei maschi, la Guillain-Barré, la paralisi di Bell, circa un caso ogni 10.000, l’anafilassi, intorno ai 5 casi ogni 10 milioni di dosi. Studi finlandesi e norvegesi hanno riportato anche interruzioni delle mestruazioni nelle giovani. Il caso grave, per me, era la trombosi trombocitopenica dei vaccini ad adenovirus: 900 casi nel mondo con 200 morti. Era così grave che quei vaccini non si dovevano utilizzare”.
Il virus che nessuno vuole spiegare
Sull’origine del SARS-CoV-2 Zedda ha ripescato una dichiarazione dello stesso Palù del settembre 2020, quando a una summer school ad Asiago parlava di due ipotesi aperte e di un gruppo di virologi al lavoro per la verità. Sei anni dopo, le ipotesi sono ancora due. “L’ipotesi naturale e quella che sia stato creato in laboratorio, oltre che fuggito dal laboratorio. C’è una sequenza di 12 nucleotidi così unica da permettere l’inserimento di un sito per la furina, una proteasi che rompe una sequenza con tre arginine e una prolina e fa sì che il virus infetti soprattutto le cellule umane. Nel virus del pipistrello RaTG13 non c’era. In tutti i coronavirus che conosciamo c’è un ospite intermedio: l’alpaca, lo zibetto, il dromedario. Qui non l’abbiamo trovato. Tre commissioni dell’OMS sono andate al laboratorio di Wuhan e sono tornate a casa senza nulla: hanno chiesto i quaderni di laboratorio, i virus isolati, e non hanno avuto niente. I cinesi lo sanno, ma non ce lo diranno”.
Il presidente della Commissione prova a strappargli una preferenza, Palù la concede solo a metà. “Comunque è un virus cinese. Può essere nato anche in America, ma poi utilizzato in Cina, perché c’era una collaborazione tra EcoHealth Alliance, Ralph Baric e Shi Zhengli, la direttrice di Wuhan. Tutti gli esperimenti sui coronavirus del pipistrello sono stati fatti a Wuhan, anche quelli iniziati negli Stati Uniti. Non lo si può dire con certezza. La cosa importante è che ce lo dovrebbero dire”. E l’appello firmato da virologi di primo piano tra il 2021 e il 2022 per un incontro aperto con OMS e governo cinese? “Non c’è mai stata risposta”.
La chiusura in bellezza
Il tempo è finito prima delle domande sulle circolari del 30 novembre 2020 e del 26 aprile 2021, quelle su paracetamolo e vigile attesa, e Palù ha dato disponibilità a tornare. Ricordando però di aver avuto, da presidente, “un potere di moral suasion, non margini ufficiali per intervenire sulle scelte”. Il suo giudizio, comunque, è già agli atti. “Fu una delle prime cose che dissi quando entrai in AIFA: paracetamolo e vigile attesa sono stati una cazzata madornale. E lo dissi da medico, non da virologo”.










