Parliamo di industria dell’auto. La Volkswagen ha approvato una manovra drastica che prevede il taglio di 100.000 posti di lavoro distribuiti fino al 2030 e la possibile chiusura di quattro stabilimenti storici in Germania. È una ristrutturazione senza precedenti nell’automotive europeo. Arriva dopo il crollo delle vendite negli Stati Uniti e in Cina, cioè nei due blocchi concorrenti dell’Unione Europea, a cui si sommano costi energetici interni ormai insostenibili.
Tra gli impianti a rischio ci sono diversi siti che rappresentano i poli simbolo della transizione elettrica, compreso il sito produttivo Audi. Il punto è che in Germania il costo medio di produzione di un’auto risulta più che doppio rispetto ad altri Paesi dell’Unione, come la Repubblica Ceca. E allora, per fronteggiare la crisi, il gruppo ridurrà la gamma dei modelli e sposterà la produzione. Immaginate un po’ dove: all’estero.
Ecco il risultato delle grandi politiche economiche dell’Unione Europea e di quel modello delle esportazioni che per trent’anni tutti i quotidiani italiani hanno osannato. No, non abbiamo esportato i prodotti. Abbiamo esportato i lavoratori. La gente che resta nel Paese rimane disoccupata, chi ha un titolo di studio alto scappa all’estero, e all’estero scappa anche chi va a fare lavori umili. In sostanza il Paese diventa sempre più povero, mentre la produzione viene trasferita fuori.
All’interno della galassia aziendale, la Repubblica Ceca si conferma l’ancora di salvezza, mentre il marchio Seat appare avviato verso la dismissione. Ma gli analisti avvertono che la semplice riduzione dei costi del personale non basterà nemmeno a risolvere i problemi di fondo del colosso tedesco.
Il vero problema è la mancanza di una domanda interna europea. La colpa, cioè, è dell’Unione Europea e di tutti quei cretini che hanno creduto in questo tipo di Unione, che sono ancora la maggioranza degli italiani e la maggioranza degli europei. Questo è il punto. E la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro innescherà probabilmente un pericoloso effetto a catena sull’indotto e sui fornitori in tutta Europa.
Questa mattina, ancora una volta, farò consulenza strategica a imprenditori che mi hanno trovato attraverso il sito valeriomalvezzi.it. Non parleremo dei problemi dell’Europa o della Germania, ma di come salvare una piccola e media impresa italiana. Anzi, di come renderla prospera anche in situazioni strategiche difficili come quelle che stiamo vivendo. Buona economia umanistica!
Valerio Malvezzi, 23 settembre 2026










