L’intervista senza filtri a Enrico Ruggeri ▷ “IA? Vi dico la mia con Beethoven, Bach e Battiato”

Il rapporto tra intelligenza artificiale e creatività umana si inserisce, oggi più che mai, al centro della discussione sull’utilizzo di strumenti produttivi esterni nella produzione artistica, tra iniziative culturali che interrogano il ruolo della tecnologia nei processi creativi e un più ampio ridimensionamento delle aspettative riposte nell’IA da parte di analisti e operatori del settore. In questo scenario si inserisce la riflessione di Enrico Ruggeri, cantautore tra i più longevi della scena musicale italiana, ospite di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale.

«Il vero pericolo è perdere il senso critico»

Ruggeri è partito dalle polemiche che negli anni della pandemia lo avevano investito, quando alcune sue posizioni pubbliche gli erano valse etichette pesanti. L’artista ha respinto le accuse ricostruendo il ragionamento che allora lo aveva guidato: «se il corollario parte dicendo 2 più 2 fa 5, tutte le equazioni che farai dopo si basano su un postulato di base sbagliato», ha spiegato, sottolineando come la manipolazione del linguaggio e la semplificazione semantica rendano il pubblico più vulnerabile quando viene meno il senso critico. Un atteggiamento, ha osservato, che ritiene «pericoloso» agli occhi di chi preferisce un pubblico più manovrabile.

«L’intelligenza artificiale non potrà mai sparigliare le carte»

Il discorso si è poi spostato sull’IA applicata alla produzione artistica e musicale. Ruggeri ha manifestato una preoccupazione specifica: se i sistemi di intelligenza artificiale vengono addestrati su «postulati di base sbagliati», anche i risultati che restituiscono rischiano di essere distorti. Quanto alla creatività, l’artista ha indicato tre elementi che, a suo avviso, la tecnologia non può replicare: «l’unicità, l’imperfezione e la deviazione dai parametri». Citando il rapporto tra Beethoven e Bach e, «più modestamente», la lezione di Franco Battiato, Ruggeri ha ricordato come la grande arte nasca spesso dal rompere schemi consolidati — un gesto che, per sua natura, la macchina non potrebbe compiere.