L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è uscito questa mattina dal carcere di Rebibbia, dove era detenuto dal 31 dicembre 2024. La scarcerazione, avvenuta poco prima delle 10, segna la fine di un anno, cinque mesi e 24 giorni di reclusione, su una condanna definitiva fissata in un anno e dieci mesi.
Il reato e l’inchiesta
Alemanno, 68 anni, era stato condannato per traffico di influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito della maxi-inchiesta ‘Mondo di Mezzo‘ sui rapporti tra pubblica amministrazione, imprenditoria e criminalità a Roma. Nelle fasi iniziali dell’indagine, avviata a fine 2014, era accusato anche di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione: l’accusa più grave fu archiviata su richiesta della procura, mentre restarono in piedi corruzione e finanziamento illecito, poi confluite nella condanna finale.
Perché è tornato in carcere
Dopo la sentenza, ad Alemanno era stato concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali tramite l’associazione So.Spe. Il 31 dicembre 2024 il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha revocato d’urgenza la misura, ritenendo che avesse violato ripetutamente le prescrizioni – spostamenti non autorizzati, orari non rispettati, frequentazioni vietate – disponendo il suo ingresso in carcere.
Le prime parole all’uscita
Ad attenderlo fuori da Rebibbia una folla di sostenitori con cori e striscioni. Alemanno si è dichiarato innocente: «Esco dal carcere da innocente, ho fatto un anno e mezzo da innocente e non dovevo stare qua», aggiungendo che il reato per cui è stato condannato è stato nel frattempo abolito. Ha poi attaccato il governo sul sovraffollamento carcerario: «Giorgia Meloni non ha fatto nulla», promettendo un confronto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Gli sviluppi politici
Nella giornata Alemanno ha incontrato a cena il generale Roberto Vannacci, annunciando la propria adesione a Futuro Nazionale. Nordio ha risposto che ascolterà volentieri l’ex sindaco, ribadendo che garantismo significa «ridurre la carcerazione preventiva e assicurare la certezza della pena irrogata dopo un giusto processo».
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