Non siamo uno Stato libero: sul caro benzina aspetteranno il permesso di Bruxelles

Il Centro Studi di Confindustria delinea uno scenario economico complesso per l’avvio del terzo trimestre 2026, segnato dalla crisi geopolitica che si è determinata in Medio Oriente. La ripresa del conflitto ha fatto impennare i prezzi di petrolio e gas, minacciando di frenare ulteriormente il PIL italiano dopo il rallentamento del secondo trimestre. L’inflazione, pur mostrando segnali di moderazione al 3% a giugno, si conferma un fenomeno vischioso e destinato a rimanere elevato ancora a lungo.

Sul fronte del credito, i prestiti alle imprese registrano un’accelerazione al 3,5% annuo, spinti tuttavia dalla necessità di liquidità per far fronte alle bollette energetiche anziché da nuovi investimenti. Questo è un paradosso economico grave: le imprese non dovrebbero fare ricorso alla liquidità per la gestione corrente, dovrebbero riuscire a gestirla attraverso l’equilibrato rapporto tra le fonti e gli impieghi a cosiddetta veloce rotazione, mentre dovrebbero fare ricorso al credito per gli impieghi a lenta rotazione, cioè per gli investimenti, ad alcune condizioni di equilibrio.

Parallelamente si profila una frenata dei consumi delle famiglie, mentre l’industria decelera e le esportazioni hanno subito una battuta d’arresto nel secondo trimestre, a partire da maggio. Anche nel resto d’Europa, sebbene Francia e Germania mostrino timidi segnali di stabilizzazione nei rispettivi indici PMI, l’escalation in Medio Oriente minaccia di vanificare i progressi.

Il vero motivo per cui non siamo più uno Stato libero

E in risposta al caro carburante, alle pressioni dei consumatori e delle opposizioni, il governo valuta possibili contromisure da concordare con l’Unione Europea. Ecco, siamo sempre qui: dobbiamo sempre chiedere il permesso di fare l’interesse dei nostri cittadini e delle nostre imprese. Non siamo più uno Stato libero. In Europa non ci sono più Stati liberi. Questo è il nocciolo. Sono tutti sudditi di questi burocrati dell’Unione Europea, che rispondono a grandi poteri di aziende private e finanziarie.

Accise mobili e flessibilità: la beffa dello 0,3%

Il Vicepremier Antonio Tajani e il Ministro dell’Economia, l’onorevole Giancarlo Giorgetti, esaminano l’eventuale ricorso al meccanismo delle accise mobili, i cui dati arriveranno durante il mese di agosto, mentre resta invariato all’autunno l’utilizzo dello spazio di flessibilità concesso dall’Unione Europea, pari allo 0,3% del PIL e vincolato a criteri ben definiti.

Sappiamo quindi come funziona: l’Unione Europea decide quando derogare e quando non derogare, se uno Stato le è simpatico — come la Francia o la Germania — o antipatico, come l’Italia. E insomma, ormai sono storie che avete ben capito.

Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi