Il calo delle nascite in Italia continua a essere raccontato con slogan facili: ‘arrivano i migranti perché gli italiani non fanno più figli’. Una lettura che si ferma alla superficie senza affrontare la domanda cruciale: perché, in Italia, non si fanno più figli?
Il punto di partenza è un dato di fatto difficilmente contestabile: la natalità italiana è in caduta libera. Ma ridurre il fenomeno a una semplice equazione – meno figli, quindi più manodopera straniera – significa evitare di interrogarsi sulle cause reali. E le cause, si sostiene, sono molteplici e affondano le radici in decenni di scelte politiche ed economiche.
Un paese che ha smesso di dare sicurezza
Al centro dell’analisi c’è la perdita della fiducia nel futuro: la certezza, un tempo diffusa, che mettere su famiglia avrebbe garantito un sostegno reale dallo Stato, finanziato dalle tasse pagate dai cittadini. Quello spirito di crescita che caratterizzava gli anni del boom economico si sarebbe progressivamente esaurito, complice anche il meccanismo dell'”avanzo primario”, per cui lo Stato incasserebbe più tasse di quante ne restituisca in servizi. A questo si aggiunge la fine della solidarietà intergenerazionale: un tempo nonni e genitori aiutavano concretamente i figli a costruire casa e futuro, un sistema di supporto che oggi si sarebbe sgretolato.
La “vita a noleggio” e il costo dell’energia
Cambia anche il modello di consumo: da oggetti che duravano una vita a una società di rate e noleggi, dove pure le vacanze si pagano a rate. Su tutto pesa poi il costo dell’energia, cresciuto vertiginosamente dopo le scelte politiche legate al conflitto in Ucraina, con bollette che aumentano proprio quando le famiglie ne avrebbero più bisogno.
La conclusione è netta: prima di accettare la narrazione secondo cui i migranti servirebbero perché “gli italiani non fanno più figli”, bisognerebbe porsi una domanda più scomoda – perché, in Italia, si è smesso di farli.










