Ecco un nuovo autovelox sulle strade ▷ “Sta succedendo di nuovo: spacciano il business per sicurezza”

Oggi ci vietano di usare la vecchia Panda o l’auto diesel, o ce ne fanno pagare il prezzo in nome dell’ambiente. Nel frattempo, chi impone queste regole si muove in jet privato e costruisce data center che consumano quanto interi Paesi, se non interi continenti. È una contraddizione su cui vale la pena riflettere, riprendendo in mano il proprio senso critico, perché la propaganda ci pervade con la prepotenza di chi ha i mezzi economici per dirci cosa dobbiamo fare e cosa no.

Un esempio arriva proprio dal tema della sicurezza stradale. Chi percorre molti chilometri sulle strade italiane sa che il nostro resta tra i Paesi meno sicuri d’Europa. Dietro la promozione dei nuovi sistemi di controllo c’è un interesse economico preciso: si arricchiscono le aziende che li producono, e si legittimano i politici che li introducono spacciandoli per misure di sicurezza.

Il caso Vergilius Plus

Ne parla la Gazzetta dello Sport, che ha dato notizia dell’attivazione del nuovo sistema di rilevazione della velocità media lungo 36 tratti stradali italiani, per un totale di 211 chilometri, in collaborazione tra Polizia Stradale e ANAS. Non si tratta più del semplice controllo della velocità istantanea: il sistema fotografa le targhe, identifica il conducente e lo schedula.

Basta però attraversare la frontiera — un breve tratto di Svizzera e si entra in Germania — per rendersi conto della differenza. Chi in Italia verrebbe trattato come un fuorilegge da multare, privare della patente e dei punti, in Germania è semplicemente un automobilista che viaggia sulle proprie strade senza limite di velocità. E i dati raccontano una realtà scomoda: gli incidenti sui tratti autostradali tedeschi privi di limite sono inferiori a quelli registrati sui tratti italiani controllati dal tutor.

I dati

Nel 2024 le autostrade italiane hanno registrato 256 morti su oltre 83 miliardi di veicoli-km percorsi (ISTAT, Incidenti stradali 2024), circa 3,1 morti per miliardo di km. In Germania lo stesso anno le autobahn hanno contato 284 morti – su tratto di strada maggiore – (Destatis, comunicato del 9 luglio 2025), con un tasso complessivo di 1,2 morti per miliardo di km (Statista). Isolando solo i tratti tedeschi senza limite di velocità – i più rischiosi della rete – il tasso sale a 1,67 contro 0,95 dei tratti con limite (dato BASt/Unfallatlas, non aggiornato al 2024 ma ancora il riferimento citato nelle analisi più recenti): comunque quasi la metà di quello italiano.

Il paradosso è servito: il “liberi tutti” tedesco convive con una sicurezza stradale migliore di quella italiana, dove i limiti ci sono ma si guida peggio. Eppure, si legge nel rapporto ISTAT, “La guida troppo veloce è il comportamento più sanzionato dopo la sosta vietata e rappresenta il 34% del totale delle violazioni del codice della strada“. Che la velocità sia ingiustamente più considerata rispetto ad altre infrazioni?

Il punto è tutto qui: secondo voi, la sicurezza stradale viene usata come paravento per un business che coinvolge Comuni e Stato, che incassano multe e obbligano cittadini a rifare patenti, riacquistare punti, sostenere costi su costi?