La commissione parlamentare d’inchiesta Covid torna al centro del dibattito politico con un intervento durissimo della deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri alla Camera dei Deputati, che ha messo nel mirino la posizione di Giuseppe Conte rispetto ai lavori della commissione e alle testimonianze emerse sul ruolo dell’avvocato Luca Di Donna nelle forniture di mascherine durante l’emergenza sanitaria del 2020.
Al centro dell’intervento la questione, ormai ricorrente nei lavori della bicamerale, della posizione istituzionale di Conte: membro della commissione e al tempo stesso ex presidente del Consiglio nel periodo oggetto di indagine. Secondo Buonguerrieri, questa scelta non sarebbe casuale.
“Dice di volersi far audire ma lui sa che sussiste un impedimento ad audire i commissari di commissione d’inchiesta”, ha dichiarato la deputata, aggiungendo che per FdI non esiste invece “alcun impedimento a che Conte si dimetta dalla commissione Covid, si faccia udire e poi rientri in commissione Covid. Perché non lo fa? Noi lo stiamo attendendo in commissione per audirlo.”
Il caso Di Donna e le commesse Arcuri: “Mezzo milione di euro per il 10% delle forniture”
Il cuore dell’intervento riguarda le testimonianze rese in commissione da imprenditori del settore dei dispositivi sanitari, che hanno descritto un presunto sistema di intermediazione legato allo studio legale Alpa, dove operava Di Donna insieme a Conte prima della nomina a presidente del Consiglio nel 2018.
“Un’azienda ha pagato mezzo milione di euro, pari al 10% delle commesse affidate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato da Giuseppe Conte, all’avvocato De Luca e all’avvocato Di Donna”, ha affermato Buonguerrieri. “Il collega dell’allora premier Conte, che spendendo il nome di Conte riceveva presso lo studio Alpa imprenditori a cui chiedeva percentuali milionarie sulle commesse affidate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri”.
La deputata ha poi tracciato un quadro ancora più netto: “Chi si è rifiutato di pagare queste percentuali milionarie è venuto in commissione a riferire che non solo non ha ricevuto commesse, ma ha subito controlli, sequestri e annullamenti di ordini già concordati. E chi invece le ha pagate? Guarda caso ha ricevuto quelle commesse dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri”.
Nella stessa seduta dell’8 giugno, Marco Spadaccioli, dipendente di Adaltis Srl — una delle società coinvolte — ha dichiarato davanti alla commissione di non riuscire a individuare attività sufficientemente complesse da giustificare una parcella da 454mila euro: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per, credo, la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso.”
Sugli scudi le opposizioni che chiedono le dimissioni del presidente della commissione Marco Lisei per presunte irregolarità gestionali, chiedendo lo scioglimento della commissione.
“La sinistra aveva necessità di creare una cortina di fumogeno per oscurare quello che poteva emergere probabilmente proprio dall’audizione in commissione Covid”, ha detto Buonguerrieri, ricordando che le attività delegate a consulenti della commissione “sono state autorizzate dall’ufficio di presidenza e approvate all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari, compreso PD e Movimento 5 Stelle, che hanno anche tentato ad un certo punto di dirci che non avevano compreso che cosa avevano approvato”.
Conte: “Non troverete mai una mia attività illecita”
L’ex premier ha replicato con fermezza sulle sue pagine social, respingendo ogni coinvolgimento. “Cari esponenti di centrodestra: non perdete tempo, perché non troverete mai una mia attività illecita. Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Anche perché io, a differenza vostra, quando ci sono state delle indagini e c’è stata l’opportunità, mi sono subito presentato al Tribunale di Brescia e al Tribunale di Roma. Sono andato e ho spiegato tutto. È stato tutto immediatamente archiviato”, ha dichiarato Conte.
Sul merito delle testimonianze emerse in commissione, l’ex premier ha aggiunto: “Chi è stato ascoltato ha spiegato che Conte non è mai intervenuto, non ha mai fatto avere una notizia, ha chiuso il suo studio quando è stato nominato presidente del Consiglio nel 2018”, e ha ribadito: “Non ho mai suggerito di andare da un altro avvocato. Non ho mai avuto un rapporto societario o un contratto di società con altri avvocati, non sono più tornato in quei luoghi o materialmente in quello studio e non ho più ricevuto coloro” che gravitavano intorno allo studio Alpa.
La risposta di Buonguerrieri sulle querele
Alle minacce di azioni legali annunciate da Conte, la deputata ha risposto senza mezzi termini: “Trovo molto singolare che voglia denunciare tutti coloro che ricercano verità, ma che non abbia ancora denunciato chi ha speso il suo nome su queste gravi vicende, a sua insaputa, così come ha riferito Conte”. E ha concluso: “Noi non accettiamo lezioni di coraggio da chi parla di gestione della pandemia su tutti i palcoscenici ma non ha avuto ancora il coraggio di venire a riferire sulla sua gestione nella commissione d’inchiesta Covid”.










