Il 26 maggio 2026 la stampa spagnola ha pubblicato il verbale del sequestro effettuato dalla polizia spagnola nello studio dell’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, indagato dal 19 maggio dall’Audiencia Nacional nel quadro dell’inchiesta Plus Ultra. Nell’operazione denominata “Tibet”, gli agenti hanno trovato in una cassaforte 103 oggetti di lusso — orecchini, collane, bracciali, orologi Omega e Longines, parure di rubini, smeraldi e zaffiri, una gargantilla con 14 rubini — per un valore stimato tra 2 e 3 milioni di euro. Sequestrati anche cartelle, agende “Presidente Zapatero 2020-2025” e supporti informatici. Le accuse: traffico di influenze, organizzazione criminale, falso, riciclaggio.
È la prima volta nella storia democratica spagnola che un ex capo di governo viene formalmente incriminato.
Il fascicolo consegnato al giudice istruttore supera le 4.000 pagine. Secondo la Procura Anticorruzione — che aveva avviato le indagini nell’ottobre 2024 anche su segnalazione delle autorità svizzere e francesi — Zapatero avrebbe ricevuto in cinque anni almeno 2,6 milioni di euro attraverso società sotto inchiesta. Al centro dello scandalo c’è il salvataggio con 53 milioni di euro di fondi pubblici della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia del 2021.
Nei messaggi intercettati fra i presunti componenti della rete, l’ex premier era indicato come “Z”, “Zzz” o “Zorro”. E poi c’è il dettaglio che trasforma la vicenda da scandalo politico a romanzo: secondo la stampa spagnola, Zapatero avrebbe comprato in fretta e furia un biglietto aereo per Santo Domingo, da cui un velivolo privato lo avrebbe portato fino a Caracas.
A Un Giorno Speciale su Radio Radio, Fabio Duranti non ci sta al linciaggio mediatico. “A me sembra di assistere a una sessione di gossip, di quelli nei programmi trash. Una persona che va verso i 65-70 anni, che ha vissuto una vita intera: se c’ha quattro gioielli dentro, che non ce li può avere? Può averli guadagnati onestamente, no?”.
La provocazione non è una difesa d’ufficio di Zapatero, ma una presa di posizione sul metodo: “Dimmi che hai trovato la pistola fumante, la prova, allora puoi pubblicare. Se hai solo gioielli dentro una cassaforte, fatti gli affari tuoi.”
Giorgio Bianchi concorda sul garantismo di fondo, ma sposta il focus: “A me interessa che il politico faccia il buon politico. Però quando vedo che in Europa si fanno politiche palesemente contrarie agli interessi nazionali e dei popoli, le domande me le faccio.”
Il sospetto: il dossier “orologeria”
È qui che il dibattito si fa più denso. Per Bianchi il nodo non è la cassaforte, ma il tempismo. “Io vedo che la Spagna ha una posizione molto critica nei confronti di Trump e soprattutto nei confronti di Israele, e vedo che a orologeria viene colpito un esponente politico.” Un meccanismo già visto, secondo lui, nella storia recente europea: “Le agenzie di intelligence oggi hanno la possibilità di dossierare chiunque. Tengono questi dossier nei loro bei cassettini, e nel momento giusto in cui vogliono colpirti, guarda caso compare il dossier.”
Duranti rincara la dose sul fronte domestico: “Noi stiamo guardando la commissione Covid che ha intervistato persone specchiate, che hanno depositato denunce contro lo studio legale dove lavorava Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio. Hanno detto: mi sono tirato indietro perché volevano quella che ritenevo fosse una tangente. Verbalizzato, denunciato. Tutto tace. E adesso usciamo fuori con i gioielli a casa di Zapatero.”
La discussione approda infine sulla fragilità delle prove digitali nell’era dell’intelligenza artificiale. “Possono setacciare, vero”, dice Duranti. “Ma adesso con le moderne tecnologie non gli serve nemmeno setacciare, perché una prova te la puoi costruire anche artificialmente. Un’email è uno scambio elettronico: sono dati digitali, non c’è un pezzo di carta, non c’è una lettera autografa. Un vocale oggi lo imita una macchina. Un bravissimo perito riesce a identificarlo, ma su dieci periti, otto non ci capiscono niente.”
Il rischio denunciato è quello della gogna preventiva: “Sbatti il mostro in prima pagina era una volta un’eccezione, adesso è diventata un’abitudine. Poi magari verrai assolto — come è appena successo a un parlamentare italiano — ma ormai sei finito, la tua carriera è morta.”










