Stefano Bonaccini, ex presidente della Regione Emilia-Romagna ed esponente di spicco della sinistra arcobaleno che già da tempo ha voltato ingloriosamente le spalle a Marx, a Gramsci e ai lavoratori, in una sua recente epifania catodica su La7, malignamente detta da taluni «la setta», ha dichiarato che chi vota Meloni e Salvini ha studiato poco. Proprio così: chi vota Meloni e Salvini lo fa perché manca di studi.
Ora, si possono, ça va sans dire, muovere molteplici critiche a Salvini e a Meloni: soprattutto, a giudizio di chi vi sta parlando, quella di essere liberisti atlantisti, proprio come lo è il Bonaccini. Ma prendersela con chi li vota, accusandolo di ignoranza e di mancanza di studi, non è poi granché come argomentazione. Come del resto non è mai granché l’argomentare di chi attacca i cittadini per le loro scelte elettorali. Si tratta quasi sempre di un boomerang che torna sulla testa di chi utilizza questo argomento sgangherato e claudicante.
Bonaccini, oltretutto, lascia intendere, nemmeno troppo larvatamente, che chi studia, invece, vota il Partito Democratico. E questo mi pare sia decisamente discutibile. Discutibile, voglio dire, è che gli italiani si dividano in colti che votano per il partito di Bonaccini e ignoranti che votano per tutti gli altri partiti.
A dirla tutta, non ci risulta poi che Bonaccini sia uno studioso di prim’ordine, magari rettore ad Harvard o Oxford. Salvo errore, non ha neppure la laurea. Questo non significa niente, sia chiaro, anche se, va detto, in Italia la laurea è ormai richiesta quasi anche per fare i netturbini.
Il vizio di Bonaccini e della sinistra contemporanea: arroganza ingiustificata
Insomma, Bonaccini, anziché mobilitare argomenti razionali, come pure sarebbe bene fare, ha fatto ricorso alla più vuota retorica contro l’ignoranza presunta di chi non vota come piace a lui. Ha lasciato trasparire, in maniera adamantina, una sorta di sovrano disprezzo per la popolazione rozza che non si è ancora fatta catechizzare dal verbo della sinistra fucsia liberal-progressista rappresentata dallo stesso Bonaccini.
E questo mi pare che sia un vizio tipico delle sinistre contemporanee: quello di ergersi a élite moralmente e culturalmente superiore che, bontà sua, vuole redimere le masse rozze e ignoranti portandole ad aderire al ritmo della globalizzazione liberal-atlantista.
E dire che un tempo la cifra emblematica della sinistra rossa, quella di Gramsci e di Togliatti, era la vicinanza al popolo: quella che Gramsci chiamava la connessione sentimentale con il popolo, inteso non come una massa rozza da rieducare, ma come un corpo vivente pieno di esperienza con il quale entrare in connessione.
Tutto il contrario, ovviamente, del modus operandi dell’odierna sinistra, che io già da tempo chiamo Sinistrash.
RADIOATTIVITA’ – CON DIEGO FUSARO










