Ebbene sì, pensavamo di averle già sentite davvero tutte e invece, come si suol dire, quando si ritiene di aver toccato il fondo è ancora possibile scavare per inabissarsi ulteriormente. In una sua recente epifania catodica sul La7, Maurizio Molinari, tra le più accreditate penne del giornalismo politicamente e geopoliticamente corretto, ha dichiarato con sicumera e anche con una buona dose di protervia che l’aumento dei prezzi del carburante è causato, udite udite, da Vladimir Putin e dalla sua guerra in Ucraina. Non quindi dall’aggressione imperialistica di USraele, mostro bicefalo dell’imperialismo senza frontiere, ai danni della Persia. No, la vera causa è Putin, che quindi ancora una volta viene additato come il colpevole di ogni cosa.
Putin, capro espiatorio universale
Deve essere chiaro che di questo passo gli araldi del pensiero unico geopoliticamente corretto attribuiranno a Vladimir Putin anche la responsabilità della strage di Ustica e di quella della stazione di Bologna.
Sarebbe interessante domandare, con la nostra usuale pacatezza, al Molinari perché l’impennata dei prezzi del carburante coincida temporalmente con l’aggressione di USraele ai danni della Persia e non con il cominciamento della guerra in Ucraina, ma sarebbe letteralmente tempo perso. Come sappiamo, infatti, la prerogativa, il quid proprium del pensiero unico politicamente corretto consiste nella sua inossidabile indisponibilità al dialogo, dialogo al quale preferisce sempre e comunque la via dell’ostracizzazione e del silenziamento per il tramite di categorie in auge come quelle della neolingua. La nostra pacata domanda verrebbe probabilmente respinta al mittente con l’accusa di putinismo e il dialogo verrebbe in tal guisa spento sul nascere. D’altro canto, il pensiero unico non confuta ma proscrive, non dialoga ma nega la possibilità del dialogo.
La negazione del principio di realtà
Con le dichiarazioni prima riportate del Molinari non ci troviamo semplicemente al cospetto di una legittima interpretazione differente della realtà: siamo invece dinanzi a una palese negazione del principio di realtà, sostituito con una narrazione parallela che con tutta evidenza fa essa stessa riferimento a una realtà parallela di cui, a dire il vero, non abbiamo esperienza.
Il vero problema, poi, è quando tutti i canali dell’informazione e tutti i portavoce dell’ordine discorsivo dominante fanno riferimento a narrazioni neganti il principio di realtà, ed è esattamente quello che sta accadendo oggi, nel tempo dell’omologazione di massa delle coscienze garantita dalla centrale unica del pensiero politicamente corretto e dell’informazione totalmente amministrata.
Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro










