Il calciomercato della Roma entra in una fase delicata, sospesa tra le priorità tattiche di Gian Piero Gasperini e i vincoli di bilancio imposti dalla nuova dirigenza sportiva. Dopo la fumata nera di Summerville, per cui Roma e West Ham si erano già scambiati i documenti prima che il giocatore facesse saltare l’accordo all’ultimo momento senza apporre la firma, il club giallorosso valuta ora diverse alternative sulle corsie esterne: da un lato Read, terzino del Feyenoord fermo da gennaio per una serie di infortuni muscolari, richiesto dal club olandese per circa 30 milioni; dall’altro Abde Ezzalzouli, esterno marocchino del Betis Siviglia ed ex Barcellona, per cui gli spagnoli chiedono 45 milioni più 5 di bonus, con il giocatore però disponibile a un ingaggio da 4 milioni e mezzo. Sullo sfondo resta viva anche la pista Antonio Nusa, esterno norvegese classe 2005 del RB Lipsia, sul quale filtrano dubbi riguardo alla reale volontà del giocatore di trasferirsi nella Capitale. Operazioni che si intrecciano a quella già chiusa per Castro, da 35 milioni complessivi, e allo sfumato arrivo di Greenwood.
A raccontare i retroscena di una trattativa più complessa del previsto è Enrico Camelio, che rompe uno schema che tutti davano per scontato: “Ci siamo imbattuti in una situazione per la quale il nuovo direttore sportivo della Roma praticamente non tocca quasi palla. Il direttore sportivo fa una cosa e magari gliela bocciano, non vorrebbe fare delle operazioni, però gli dicono di farle. C’è qualcosa che non quadra dentro”. Un’affermazione che scardina la narrazione secondo cui D’Amico fosse semplicemente l’esecutore delle indicazioni tecniche di Gasperini, ex allenatore proprio dell’Atalanta dove il ds si era formato.
Il quadro si arricchisce con il retroscena sulla trattativa Summerville, portata avanti da un procuratore, Giuffrida, che secondo Camelio operava più su input dell’area tecnica che della dirigenza sportiva: “D’Amico secondo me pensava che il costo fosse elevato, 50 milioni per un giocatore che gli ultimi due anni ha fatto così e così. Però lo stava portando avanti, avevano scambiato i documenti, ma il papà all’ultimo ha deciso di andare al West Ham”.
Un’operazione, insomma, che il ds giallorosso avrebbe seguito più per necessità che per convinzione.










