“C’è un filo conduttore che unisce élite globali e tecnologia” | Melanie Francesca

Il dibattito sul ruolo delle società segrete nella storia contemporanea attraversa periodicamente il discorso geopolitico e mediatico. La massoneria — nelle sue diverse articolazioni storiche e geografiche — rappresenta uno dei nodi più ricorrenti di questo dibattito, spesso associata a temi come la tecnocrazia e, più di recente, all’ascesa dell’intelligenza artificiale come strumento di gestione del potere. Su questi temi si è soffermata la scrittrice Melanie Francesca, tracciando una linea che collega il puritanesimo delle origini americane, le logge del Massachusetts e la visione di figure come Donald Trump fino ai progetti di Peter Thiel e Elon Musk.

Il progetto tecnocratico

Melanie Francesca collega le radici puritane dell’America alla simbologia massonica e alla persistenza di una visione messianica nella politica contemporanea: “Tutte le città americane sono nate dal puritanesimo. Noi vediamo questi emigrati europei che erano puritani, venivano da un’Europa e un concetto della vita molto sul lavoro, sul dovere, estremamente rigido, e li vediamo quasi in una missione verso il nuovo mondo, che viene visto come una terra messianica in cui costruire una nuova società basata sulla ragione. E questo è il fondamento per capire anche l’America moderna, perché quando noi vediamo per esempio Donald Trump che ha questo sguardo messianico di un’America che può salvare il mondo — e soprattutto ultimamente anche con questi evangelici che sostengono molto Israele – noi vediamo anche che c’è l’intento dell’America di essere quasi la portatrice della luce“.

Francesca ricostruisce la genealogia ideologica che collega il nonno di Musk all’attuale élite tecnologica: “Il nonno da parte materna si chiamava Haldeman, e lui aveva fondato assieme ad altri tecnocrati questa tendenza di trasformare lo Stato americano in una tecnocrazia. Era basata sul TechNate. Il TechNate comprendeva il Venezuela, il Centro America, l’America, il Canada. Sembra veramente la coincidenza con questo progetto trumpiano attuale. Questo TechNate era governato non da politici ma da ingegneri, perché gli ingegneri potevano essere meno emotivi e più razionali. E infatti anche Peter Thiel in un certo senso dice che la democrazia è un impedimento al progresso, perché dà troppa libertà alla pazzia e all’insensatezza umana“.

Ritualità, reti di potere e intelligenza artificiale

Nella parte conclusiva della sua analisi, Francesca richiama il ruolo della ritualità come elemento aggregante nelle élite e descrive le reti informali attraverso cui si consolidano le decisioni ai vertici del potere globale: “Queste tecnocrazie hanno alla base un concetto molto religioso, che fa parte anche delle società segrete. È il collante che fa sì che un’ideologia diventi veramente potente. Ecco perché la massoneria si basa su tutte le ritualità, ecco perché tutte queste società si basano sulla ritualità — proprio per dare forza all’idea, perché non c’è ideologia senza la magia a certi livelli. I governi hanno cancellato la religione perché così le masse non possono più avere la forza della fede, ma loro celebrano ritualità pazzesche, anche oscure. Non è che ci si mette d’accordo, ma a certi livelli di potere l’élite si ritrova dappertutto, perché l’unica uguaglianza è il soldo. Non esiste la destra e la sinistra: esiste solo l’alto e il basso“.