C’è stato un tempo in cui un artista scriveva perché sentiva di farlo, non perché qualcuno glielo chiedeva. Fabio Duranti, ai microfoni di Un Giorno Speciale, lo ricorda con la precisione di chi quella stagione l’ha vissuta: negli anni Settanta e Ottanta ha conosciuto da vicino musicisti come Pino Daniele ed Ezio Bosso, e di loro conserva l’impressione di persone che “nessuno aveva portato da nessuna parte, nessuno gli aveva dato i soldi” per fare quello che facevano. Lo facevano e basta, perché erano artisti. Quella categoria, sostiene Duranti, si sta estinguendo.

Una domenica con Michael Jackson

Il ragionamento prende corpo a partire dalla visione del documentario This Is It, realizzato da Kenny Ortega dopo la morte di Michael Jackson nel 2009. Il film ricostruisce il dietro le quinte dello show che Jackson stava preparando come proprio congedo dalle scene — “con i ballerini, i musicisti, i coreografi migliori del mondo” — e che non arrivò mai al pubblico. Duranti lo considera un documento imprescindibile e ne consiglia la visione senza riserve: “È straordinario. Consiglio a tutti di vederlo.”

A colpirlo, in particolare, è Earth Song: “Non dire canzone — è riduttivo per me. È un messaggio straordinario agli uomini.” Nel brano e nel suo video ufficiale, Jackson “ha mostrato tutti i crimini dell’umanità”, dalla guerra alla distruzione ambientale, con il desiderio dichiarato di “avere dei superpoteri per far tornare indietro tutto”. Era un artista libero, sottolinea Duranti — “accusato ingiustamente di cose orrende, dal quale poi è stato totalmente scagionato” — che stava ricostruendo la propria credibilità pubblica quando è morto. Ed è proprio questa coincidenza a sollevare il dubbio che Duranti non riesce a scartare: “La sua morte è stata veramente una morte naturale?”

Gli ambasciatori sul palco del 2 giugno

La domanda non è oziosa, perché ha una proiezione diretta sul presente. “Se Michael Jackson fosse ancora vivo oggi, credo che tante cose che sono accadute non sarebbero potute accadere”, afferma Duranti. “Con la sua arte e con il pubblico che aveva, giovani e meno giovani, sarebbe bastata una sua canzone, una sua parola per ostacolare gli obbrobri che abbiamo visto negli ultimi sei o sette anni.”

A far sentire la propria voce, invece, non ci sarà nessun Enrico Ruggeri, nessun Francesco De Gregori. Ci saranno, dice Duranti, “i soliti numi, gli ambasciatori, quelli a cui dici quello che devono dire, lo dicono, perché non potrebbero mai dire una cosa diversa.” I cittadini “vessati” di questi anni non hanno ricevuto da nessuno di loro una parola di solidarietà. Le scuse che molti ritengono dovute non sono mai arrivate. “Questi artisti non si sono mai fatti sentire su questo argomento importante”, conclude. La voce di Jackson, aggiunge, “oggi si sarebbe fatta sentire pesantemente.”