Chi potrebbe fare da ponte tra l’Unione Europea e la Federazione Russa in un momento in cui i canali diplomatici sembrano ostruiti?
La domanda circola da mesi nelle cancellerie europee, e i nomi che vengono fatti — da Draghi alla Merkel, fino a Schröder — rivelano quanto sia difficile trovare una figura davvero credibile per entrambe le parti. A rispondere con un identikit preciso è Marco Carnelos, analista ed ex diplomatico italiano, ospite di Giorgio Bianchi nel programma Un Giorno Speciale.
I criteri del negoziatore ideale
Per Carnelos, il profilo del mediatore ideale non è negoziabile su alcuni punti fondamentali. Primo: deve aver ricoperto posizioni di vertice istituzionale — premier, capo di stato, o ai vertici delle istituzioni UE come il Consiglio Europeo, la Commissione o la Banca Centrale Europea. Secondo, e più discriminante: non deve aver avuto responsabilità politiche di primo piano almeno dal 2014, anno in cui la crisi con Mosca si è precipitata con l’annessione della Crimea e gli eventi di piazza Maidan. Chi era in gioco in quella fase risulta oggi difficilmente accettabile per il Cremlino.
Il terzo criterio è geografico: il mediatore non deve provenire dall’Europa centrale, orientale o settentrionale, dove — secondo Carnelos — la russofobia è un tratto strutturale della classe politica. Emerge quindi naturalmente un profilo mediterraneo: portoghese, spagnolo, francese o italiano.
Perché Draghi non va (e Schröder nemmeno)
Mario Draghi soddisfa i requisiti istituzionali — è stato presidente del Consiglio e della BCE — ma secondo Carnelos porta con sé un problema serio: sarebbe stato lui, dietro le quinte, a suggerire al Tesoro americano le misure che hanno portato al congelamento dei beni russi nell’Euroclear e nelle banche occidentali. «In qualche modo una sua voce autorevole su come dovessero essere le sanzioni finanziarie c’è stata», afferma l’analista. Difficile immaginarlo come interlocutore credibile per Mosca.
Gerhard Schröder, l’ex cancelliere tedesco che ha lavorato per Gazprom, è invece «improponibile» per ragioni opposte: troppo vicino alla Russia, e proprio per questo spinto avanti dai russi stessi, il che lo rende inutilizzabile come mediatore terzo.
Merkel avrebbe più senso — condivide con Putin una familiarità linguistica e culturale, parla tedesco e russo — ma anche lei sconta la sua presenza attiva sulla scena politica negli anni della crisi.
Il nome
Il candidato che meglio corrisponde all’identikit, secondo Carnelos, è Romano Prodi. Ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Commissione Europea, viene dal Sud Europa, si è ritirato dalla politica attiva da anni, e — dettaglio non secondario — mantiene ancora oggi un canale aperto con il Cremlino. «Quando va a Mosca e le condizioni lo consentono, viene ricevuto da Putin e parlano di politica internazionale», rivela Carnelos. Secondo alcune indiscrezioni, i colloqui riservati tra i due sarebbero almeno due l’anno.
Sull’età — Prodi ha 86 anni — Carnelos è diretto: «Lo vedo molto più lucido di gente con responsabilità molto più importanti come Trump e Biden. Quello che conta più dell’età è la lucidità».










