“Mi state aggredendo!”: degenera la seduta in Commissione Covid sui “fedelissimi” di Conte

L’affaire mascherine del 2020 torna a occupare le sedute della Commissione parlamentare d’inchiesta Covid. Nell’audizione dell’8 giugno 2026, svoltasi a Palazzo San Macuto, il nome che ha catalizzato l’attenzione dei commissari è quello dell’avvocato Luca Di Donna, socio dello stesso studio legale in cui operava l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte.


Video integrale dell’audizione


Chi è Luca Di Donna

Di Donna è un avvocato civilista che condivideva lo studio con Conte — lo Studio Alpa — durante gli anni in cui quest’ultimo guidava il governo. Il suo nome era già emerso in sede parlamentare nelle scorse settimane, ma è nelle ultime audizioni che le dichiarazioni a suo carico si sono accumulate in modo significativo.

Tra i testimoni che hanno portato il nome di Di Donna davanti alla Commissione figura anche Giovanni Buini, imprenditore del settore dei dispositivi di sicurezza sul lavoro. Nel 2020 avrebbe dovuto fornire mascherine alla struttura commissariale, ma l’affare non si concluse mai — non per inefficienza, ma per una scelta deliberata. Fu l’amico Mattia Fella a metterlo in contatto con gli avvocati Gianluca Esposito e Luca Di Donna, che si presentarono a Buini come “fedelissimi” di Giuseppe Conte. La credenziale sembrava solida: il primo incontro si tenne nello studio del professor Guido Alpa, giurista di riferimento e maestro accademico tanto di Di Donna quanto dello stesso Conte. Buini ascoltò la proposta, ma alla fine si tirò indietro. Il motivo, inizialmente non specificato nel dettaglio, è riconducibile a quanto avrebbe riferito in seguito ai commissari: il corrispettivo richiesto dai due intermediari non gli appariva del tutto trasparente. Un sospetto che, alla luce delle deposizioni successive, si inserisce in un quadro più ampio.

Nella seduta odierna, Marco Spadaccioli, dipendente della società Adaltis Srl — attiva nel settore dei dispositivi medici —, è stato esaminato come testimone dai componenti della Commissione. Al centro dell’audizione, il pagamento di 454.000 euro corrisposto a Di Donna per una prestazione professionale. Secondo Spadaccioli, quella cifra sarebbe giustificata da attività di portata molto limitata: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per — credo — la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”, ha dichiarato ai commissari.
La sproporzione tra compenso e prestazione descritta è il punto su cui i parlamentari si sono concentrati.

Un quadro che si ripete: tre testimoni, tre deposizioni giurate

La testimonianza di Spadaccioli non è isolata. Come confermato dalla stessa capogruppo di FdI in Commissione, Alice Buonguerrieri, si tratta della terza deposizione giurata in cui un imprenditore riferisce di presunte richieste di percentuali avanzate da Di Donna in cambio di intermediazione con la struttura commissariale che gestiva le forniture pubbliche durante l’emergenza. Le deposizioni precedenti, rese dagli imprenditori Buini e Bianchi, hanno descritto Di Donna come un soggetto presentatosi come “fedelissimo” di Conte, in grado di facilitare i rapporti con i vertici della struttura guidata dall’allora commissario straordinario Domenico Arcuri. Almeno in un caso, secondo quanto riferito, l’incontro sarebbe avvenuto direttamente nello studio di Conte.
Buonguerrieri ha sottolineato che le dichiarazioni sono “circostanziate e coincidenti”, elemento che, a suo avviso, ne rafforza l’attendibilità.

La posizione della Commissione e le polemiche procedurali

La Commissione — presieduta dal senatore Marco Lisei (FdI) — ha acquisito queste testimonianze nell’ambito di un filone investigativo che punta a ricostruire la filiera delle forniture di mascherine chirurgiche durante il Governo Conte. Non risulta, allo stato, che la magistratura ordinaria abbia aperto procedimenti a carico di Di Donna sulla base degli stessi fatti: il presidente Lisei ha precisato che le dichiarazioni dell’imprenditore Bianchi su Di Donna sono emerse come “esclusiva della commissione d’inchiesta” e che “su quelle parole la Procura non ha mai indagato”.
Le opposizioni hanno contestato alcune modalità procedurali della Commissione, sollevando rilievi sulla regolarità di audizioni preliminari svolte in sede riservata prima delle sessioni formali.

Nella stessa audizione è stata ascoltata l’avvocato Nicoletta Spaziani, che all’epoca con Adaltis ebbe a che fare in sede di controllo sulle forniture dalla struttura commissariale di Arcuri tramite Di Donna. L’audizione è poi degenerata in uno scontro tra i commissari e l’audita, che accusa: “Sotto i vostri post diffondete odio sociale! Ho paura di andare a studio perché temo che mi sparino”.


Le dichiarazioni riportate sono state rese in sede di esame testimoniale davanti alla Commissione parlamentare. Nessuna delle circostanze riferite dai testimoni è al momento oggetto di procedimento giudiziario accertato a carico di Luca Di Donna.