Come evitare che su internet ti traccino senza che tu te ne accorga

Ogni giorno milioni di italiani si trovano davanti allo stesso pop-up: accetti i cookie o no? La maggior parte preme “accetta tutto” per sbrigarsi. È esattamente quello su cui contano.

cookie sono piccole stringhe di testo registrate sul vostro dispositivo quando visitate un sito. Servono a riconoscervi. Non è questo il problema. Il problema è cosa ci finisce dentro: dati di navigazione, comportamenti, preferenze, tutto il necessario per costruire un profilo pubblicitario dettagliato su di voi, da rivendere al miglior offerente.

Il pop-up che vi frega

Quel banner con scritto “accetta tutto” non è lì per tutelarvi. È progettato per stancarvi immediatamente. Chi lo ha costruito sa che la maggior parte delle persone, pur di non perdere tempo a selezionare voce per voce, preme accetta e va avanti. In quel momento avete ceduto il consenso al tracciamento completo della vostra navigazione.

La regola corretta sarebbe un’altra. I cookie essenziali – quelli che gestiscono grafica, impaginazione, velocità di caricamento – non dovrebbero nemmeno richiedere il vostro consenso: non toccano la privacy. Tutto il resto, pubblicità mirata e profilazione comportamentale, dovrebbe essere un’opzione secondaria che cercate voi, volontariamente, solo se volete attivarla. Invece è il contrario: il tracciamento è la scelta predefinita, il rifiuto è quello che dovete andare a cercare.

Chi ha scritto queste regole e perché

Il GDPR, la normativa europea sulla privacy, avrebbe dovuto proteggerci. Ha prodotto l’opposto: ci ha abituati ad accettare tutto in automatico. Non è un caso. Queste regole non le scrivono i cittadini: le scrivono le big tech attraverso i loro lobbisti. I governi, pagati da noi per difendere i nostri interessi, difendono i loro.

La soluzione non è rinunciare a navigare. È sapere cosa si sta accettando, e rifiutare tutto quello che non è essenziale.