A margine della sua audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid dell’8 aprile 2026, il farmacologo Marco Cosentino ha affrontato una delle domande più scomode emerse dal dibattito pandemico: com’è possibile che la classe medica abbia avallato una comunicazione su vaccini e chiusure così distante da ciò che era scritto nei documenti ufficiali?
La risposta di Cosentino non è una difesa d’ufficio né una condanna, ma una distinzione tecnica che ha implicazioni dirette sul sistema formativo italiano: “Un medico non è per questo ipso facto uno scienziato. Io questo continuo a ripeterlo.” Il laureato in medicina, spiega, è una figura di straordinaria importanza che cura le malattie e salva le vite. Ma la medicina è una pratica basata sulle prove scientifiche, non una scienza in sé: “La ricerca scientifica è un’altra cosa.”
Il punto critico è strutturale. Il piano di studi del corso di laurea in medicina, nell’ordinamento attuale, non prevede una formazione specifica alla lettura critica della letteratura scientifica. Non si tratta di saper fare ricerca, ma di saper leggere le prove prodotte dalla ricerca: una competenza distinta, che non è garantita dal titolo di studio. È su questo terreno che Cosentino ha sviluppato, presso l’Università dell’Insubria, un programma facoltativo di eccellenza rivolto agli studenti di medicina, con l’obiettivo di colmare questa lacuna. Un’iniziativa che, precisa, un numero crescente di atenei italiani sta progressivamente adottando.
Questa, sostiene Cosentino, è “un’attenuante che cerco sempre di non scordare rispetto a quello che è stato in pandemia l’atteggiamento dei medici e dei sanitari.” Una attenuante, però, non una giustificazione: la falla esiste, è nota, e va chiusa.
Sul versante istituzionale, il discorso cambia registro. Quando si passa dalla figura del singolo medico alle massime istituzioni — consulenti, professori universitari, consiglieri della presidenza — l’argomento della formazione mancante non regge più. La documentazione era disponibile, leggibile, comprensibile. E allora Cosentino risponde con una battuta che vale più di una analisi: “Se per curare la tua malattia vuoi un farmaco, ti rivolgi all’internista. Se vuoi un intervento chirurgico, ti rivolgi al chirurgo. A seconda del consulente che ti scegli, avrai una buona probabilità di ricevere una risposta piuttosto che un’altra.”
Il sottotesto è chiaro: la scelta dei consulenti non è mai neutrale.









