Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici e sensibili al mondo, è tornato ufficialmente aperto al traffico commerciale internazionale. L’annuncio è arrivato in modo quasi simultaneo dai due attori principali della crisi: Donald Trump, dal suo profilo Truth Social, e il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi, su X.
Un fatto rilevante per diverse ragioni: da un lato segna un allentamento della tensione in un’area cruciale per i flussi energetici globali; dall’altro, il blocco navale nei confronti dell’Iran non è stato rimosso, ma semplicemente reso selettivo — colpisce Teheran e solo Teheran, finché i negoziati non saranno conclusi.

Le dichiarazioni ufficiali

Trump su Truth Social
“Lo Stretto di Hormuz è completamente aperto, operativo e pronto per il pieno transito. Tuttavia, il blocco navale rimarrà pienamente in vigore ed efficace esclusivamente nei confronti dell’Iran, finché la nostra transazione con l’Iran non sarà completata al 100%.”
— Donald Trump, Truth Social — 17 aprile 2026
Le parole di Trump chiariscono la posizione americana: nessuna chiusura totale, ma una pressione economica mirata e dichiaratamente temporanea, condizionata all’esito dei negoziati in corso. Il termine “transazione” utilizzato da Trump è indicativo del suo approccio pragmatico e transazionale alla diplomazia.
Araghchi, Ministro degli Esteri Iran, su X (ex Twitter)
“In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate il fuoco sulla rotta coordinata come già annunciata dall’organizzazione Porti e organizzazione marittima della repubblica Islamica dell’Iran.”

La dichiarazione iraniana è altrettanto significativa: Teheran non solo accetta l’apertura, ma la ricollega esplicitamente al cessate il fuoco in Libano, inserendola in un quadro diplomatico più ampio. La menzione dell’organizzazione Porti e Marittima iraniana indica che l’apertura è stata formalmente coordinata a livello istituzionale, non è una mossa improvvisata.


Lo stretto è un braccio di mare largo appena 33 chilometri nel punto più stretto, che separa l’Oman dall’Iran e collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e, da lì, all’Oceano Indiano. Nonostante le dimensioni ridotte, è il passaggio marittimo più importante del mondo per il trasporto di idrocarburi:
• Petrolio: Circa il 20% di tutto il petrolio consumato nel mondo transita ogni giorno attraverso questo stretto.
• GNL: Oltre il 25% del commercio mondiale di gas naturale liquefatto (GNL) passa da qui.
• Volume giornaliero: Ogni giorno transitano mediamente 17-21 milioni di barili di petrolio.
• Dipendenza regionale: Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Qatar dipendono dallo stretto per esportare la quasi totalità della loro produzione energetica.
In sintesi: qualsiasi perturbazione in quest’area — anche solo la minaccia di una chiusura — è sufficiente a far oscillare i mercati energetici mondiali in modo immediato e significativo.

Crollo del petrolio del 10%

L’annuncio dell’apertura dello stretto ha provocato una reazione immediata sui mercati: il prezzo del petrolio è crollato di circa il 10% in un solo giorno. Si tratta di un evento tutt’altro che ordinario.
Nella storia recente dei mercati petroliferi, cali di questa entità in una singola sessione si contano sulle dita di una mano. Sono accaduti durante il crollo pandemico del 2020, durante la guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia, o in seguito a shock finanziari globali come la crisi del 2008. Un -10% non è una correzione: è un segnale di ridefinizione strutturale delle aspettative di mercato.

Gli effetti di un simile calo non si limitano ai mercati finanziari. Le ricadute pratiche riguardano diversi aspetti della vita quotidiana:
• Carburanti: Un calo del prezzo del petrolio si trasmette ai prezzi alla pompa di benzina e gasolio, anche se con un ritardo di qualche settimana. L’entità dipende dalla politica fiscale nazionale e dalle decisioni dei distributori.
• Costi di trasporto e logistica: Il trasporto di merci — su gomma, aereo e nave — dipende direttamente dal prezzo del petrolio. Costi inferiori possono ridurre i prezzi al dettaglio di moltissimi beni.
• Inflazione: Il petrolio è un componente trasversale dell’economia. La sua riduzione tende a rallentare l’inflazione nei settori energetici e nei beni di largo consumo.
• Mercati finanziari: Chi investe in titoli petroliferi, fondi energetici o materie prime ha registrato perdite significative in poche ore.
• Paesi produttori: Per i paesi produttori (come Iran, Arabia Saudita, Russia) un prezzo più basso significa minori entrate fiscali, con possibili ripercussioni sui bilanci pubblici.

Tutto dipende chiaramente dal cessate il fuoco in Libano.
Araghchi ha esplicitamente collegato l’apertura dello stretto alla tenuta del cessate il fuoco in Libano. Questo introduce un elemento di incertezza fondamentale: se gli accordi in Libano dovessero deteriorarsi, l’intera architettura diplomatica che ha portato all’apertura potrebbe crollare, con un effetto opposto sui mercati. Il petrolio potrebbe rimbalzare violentemente verso l’alto.
Gli analisti finanziari stanno monitorando con attenzione questa correlazione, che rende il mercato energetico particolarmente volatile nelle prossime settimane.

Secondo quanto riportato da Axios, il prossimo round di trattative tra Stati Uniti e Iran è atteso a Islamabad, probabilmente domenica. La scelta della capitale pakistana non è casuale.
Il Pakistan è un paese con relazioni storiche sia con gli Stati Uniti che con l’Iran, e può svolgere un ruolo di mediatore credibile. Non è un membro della NATO né un alleato stretto di Washington, e intrattiene rapporti commerciali con Teheran. Questo lo rende una sede diplomaticamente neutrale, accettabile per entrambe le parti.
La continuazione dei negoziati è il segnale più concreto che sia Washington che Teheran abbiano interesse a mantenere aperto il canale diplomatico, nonostante le tensioni. Il blocco navale selettivo rappresenta, in questo quadro, uno strumento di pressione che Trump ha dichiaratamente intenzione di mantenere fino alla conclusione dell’accordo.