Inquietante retroscena: “Nel 2021 spiavano i medici che rilasciavano esenzioni”

Daniele Giovanardi rivela come in Umbria i medici di famiglia siano stati monitorati illegalmente tramite algoritmi e server privati durante la campagna vaccinale. Fatti documentati, depositati in procura, ignorati da media e istituzioni.

Il conflitto in Medio Oriente ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della sorveglianza algoritmica applicata alla guerra: attacchi automatizzati regolati da sistemi che individuano bersagli e li colpiscono — con tutto ciò che li circonda.
Sistemi come Lavender e Where’s Daddy, già documentati da giornalisti investigativi, hanno causato la morte di civili e di numerosi giornalisti in Palestina.
Il punto, però, non è solo militare. La logica di questi strumenti — monitoraggio di massa, profilazione automatica, azione punitiva senza contraddittorio — si sta espandendo silenziosamente anche in ambito civile, sanitario, professionale. Ed è esattamente quello che è emerso in Umbria.

Il dottor Daniele Giovanardi, medico e già vicepresidente di un ordine professionale, ha ricostruito nel dettaglio una vicenda di sorveglianza digitale illegale ai danni dei medici di medicina generale umbri. A portare alla luce i fatti è stata l’avvocatessa Persichetti, dell’associazione Trilli, impegnata nella difesa di medici ancora sotto processo per aver rilasciato esenzioni vaccinali durante la campagna Covid-19.
Esaminando le carte processuali, l’avvocatessa ha scoperto che nel 2021, attraverso procedure avviate da una struttura ospedaliera, i monitor degli ambulatori dei medici di famiglia erano stati messi sotto controllo — a loro insaputa — da società private, con server i cui dati confluivano in California. L’operazione era monitorata dai NAS.
«Qualsiasi medico avesse superato le due esenzioni — o addirittura un cittadino che avesse cambiato medico — veniva segnalato. Il giorno dopo arrivavano i NAS in studio.»

Colpire chi faceva bene il proprio lavoro

Il meccanismo era semplice quanto perverso: l’algoritmo tracciava le esenzioni, identificava i medici che le rilasciavano con maggiore frequenza e li segnalava automaticamente alle autorità. Non veniva valutato il merito clinico delle singole decisioni — ovvero se l’esenzione fosse o meno giustificata sul piano medico — ma il numero grezzo delle pratiche.
Il paradosso, come sottolinea Giovanardi, è che venivano puniti i medici più scrupolosi: quelli che esaminando la storia clinica del paziente, con patologie pregresse o controindicazioni documentate, rilasciavano l’esenzione in scienza e coscienza. Ai professionisti si presentavano i NAS con la formula rassicurante «sono denunce contro anonimi, stia tranquillo» — quando in realtà esisteva un elenco preciso di nominativi.
Un elemento aggravante: l’autorizzazione formale all’utilizzo di quella metodologia di sorveglianza sarebbe arrivata solo dopo che i dati erano già stati raccolti e utilizzati nei procedimenti a carico dei medici.

Giovanardi ha sollevato un secondo tema altrettanto grave. Le regioni che avevano gestito in modo inefficiente la distribuzione dei vaccini si sono ritrovate con centinaia di milioni di fiale inutilizzate, molte delle quali scadute e prive della catena del freddo.
Secondo quanto documentato, Pfizer avrebbe scritto al Ministero della Difesa comunicando che quelle fiale — scadute, senza rispetto della catena del freddo — potevano comunque essere utilizzate. A quel punto, un capitano della logistica avrebbe inviato una comunicazione alle ASL italiane autorizzando le inoculazioni.
L’operazione sarebbe avvenuta senza coinvolgere né l’Istituto Superiore di Sanità né l’AIFA. Tutta la documentazione, secondo Giovanardi, è stata depositata presso le procure della Repubblica, il Consiglio Superiore della Magistratura e trasferita alla classe politica. Risultato: nessuna risposta.

Il Piano Colao e la “sanità del futuro”

Quello che è avvenuto in Umbria non è un episodio isolato ma un banco di prova, afferma Giovanardi. Il Piano Colao, elaborato nel 2020, si sta progressivamente realizzando: nelle future Case della Salute è previsto un sistema di controllo burocratico-amministrativo centralizzato, con server privati, in cui il medico — di famiglia o dipendente — sarà tenuto ad attenersi al protocollo.
La seconda volta che prescriverà farmaci al di fuori del protocollo o che seguirà la propria coscienza professionale, verrà licenziato. Un sistema, dice Giovanardi, già in parte operativo.
In tutte le regioni italiane starebbe passando una legislazione che renderà sistemico questo modello. La sorveglianza algoritmica, insomma, non è una tecnologia bellica distante: è già dentro le corsie, negli ambulatori, nei contratti dei medici italiani.

L’ultimo nodo sollevato da Giovanardi riguarda la struttura di potere degli ordini professionali sanitari. La riforma elettorale degli ordini — introdotta con il contributo della ex ministra Lorenzin — ha modificato il sistema di voto, consentendo agli iscritti di esprimere 15 preferenze su 15 candidati, anche semplicemente barrando una lista.
Il risultato pratico: le minoranze vengono di fatto eliminate, poiché una lista organizzata può monopolizzare tutti i seggi disponibili. Giovanardi, con altri colleghi e con l’associazione PAT International, sta sollecitando un progetto di legge che ripristini un tetto minimo di preferenze — ad esempio 10 su 15 — per garantire la presenza di minoranze all’interno dei consigli ordinistici.
Dietro la partita degli ordini c’è una posta in gioco economica concreta: l’EMPAM, la cassa previdenziale dei medici, gestisce risorse ingenti. Un presidente di ordine, secondo Giovanardi, può arrivare a percepire 50.000 euro al mese di retribuzione anche oltre il terzo mandato. Il controllo degli ordini vale molto, e spesso protegge chi obbedisce, penalizzando chi dissente.

Nel video l’intervista di Giorgio Bianchi a Un Giorno Speciale.