Famiglie italiane le meno indebitate d’Europa: numeri super ma esultare è da ciechi

Le famiglie italiane hanno il rapporto debiti-reddito più basso d'Europa: 56% contro l'83% della media UE. Ma i dati macroeconomici raccontano davvero tutta la storia?

Le famiglie italiane si confermano le meno indebitate d’Europa, con una gestione prudente del credito familiare. Per quanto possa sembrare strano, nel 2025 il rapporto tra debiti e reddito è sceso al 56%, contro l’83% della media della zona euro. Il dato segna una flessione di 8 punti percentuali rispetto al picco del 2021, quando il debito toccò il 64%. La contrazione riguarda tutte le componenti: i mutui immobiliari sono scesi dal 34% al 30% in quattro anni.
A sostenere i bilanci domestici sarebbero stati la crescita dei redditi e l’aumento dell’occupazione. Una maggiore stabilità lavorativa avrebbe diminuito drasticamente la necessità di nuovi prestiti. Emerge anche una profonda trasformazione nella scelta dei prodotti finanziari: vince la rata fissa, e la quota dei prestiti a tasso variabile sarebbe crollata dal 79% del 2014 al 35% del 2025.
Il rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea avrebbe accelerato il passaggio verso contratti più sicuri e prevedibili — del resto, non ci deve stupire: viviamo oggi in un contesto di inflazione esplosa, dopo un decennio di sostanziale stabilità dei prezzi. È ovvio che le famiglie abbiano reagito di conseguenza.

Lo scarto con i partner europei e la “resilienza” del sistema

L’Italia vanterebbe uno scarto di 27 punti sui partner dell’Unione Europea. Il sistema sembrerebbe dotato di una maggiore resilienza — termine che ormai, come noterete, è diventato di gran moda — rispetto alle strette creditizie e agli irrigidimenti del mercato. Gli shock continui sembrerebbero assorbibili, con una minore esposizione al rischio sistemico rispetto ad altri Paesi.

Il mio scetticismo: quello che i dati non raccontano

Devo però dire che continuo a rimanere scettico rispetto a queste letture giornalistiche ottimistiche. Mi accorgo quotidianamente che gli imprenditori con cui lavoro — questa mattina stessa incontrerò una SpA del settore sicurezza — segnalano difficoltà di mercato concrete e diffuse.
Io ho a che fare con quello che succede prima di ciò che poi i giornali vedono a valle. E se le imprese hanno bisogno di pianificazione strategica per non saltare, questi dati aggregati sulle famiglie non mi consentono di guardare con ottimismo al medio-lungo periodo.
I numeri macro possono raccontare una storia rassicurante. La realtà imprenditoriale che osservo ogni giorno ne racconta un’altra.