La moneta digitale farà la fine del Green Pass, perché in fondo è la stessa identica cosa. Con il Green Pass ci avevano convinto di essere al sicuro: non avreste infettato nessuno, non vi sareste ammalati. Chi non lo aveva fatto era un untore, bollato come irresponsabile e pericoloso. Salvo poi scoprire che erano proprio loro a doversi preoccupare. Con la moneta digitale si ripete lo stesso schema: un altro inganno confezionato bene.
Siamo nel 2026 e certi meccanismi del potere non sono cambiati. Dante li aveva già descritti, la storia li ha ripetuti, la letteratura li ha immortalati. C’è una parte dell’umanità che non cerca il bene comune: cerca il dominio. Non sono tutti come Mujica — il presidente uruguaiano che viveva in una fattoria, rifiutava i privilegi del potere e ha restituito al suo Paese una dignità morale rara. Quella figura è l’eccezione. Il resto, con gradazioni diverse, tende ad altro.
Governare richiede autorità, questo è indubbio. Ma l’autorità ha un dovere preciso: garantire sicurezza ai cittadini. E qui qualcosa si è rotto. In Italia oggi non si cammina più liberamente. Non si porta un orologio di valore al polso. Ci si adatta agli smartwatch usa-e-getta, perché se te li rubano — e succede — è più rapido ricomprarne uno che presentare una denuncia.
Eppure non è sempre stato così
Si regalavano catenine d’oro alle comunioni, alle cresime. Piccoli oggetti carichi di affetto, pensati per durare nel tempo, da portare con sé come memoria e come decoro. Oggi indossarli è un rischio. Te li strappano dal collo, per strada, in pieno giorno. Qualcosa non sta andando per il verso giusto — e fingere il contrario è diventato uno sport nazionale.
Viene allora spontanea una domanda: perché a Mosca si può girare con la catenina al collo e l’orologio di pregio senza particolari timori, mentre a Roma o a Milano non è prudente farlo? Non è una provocazione: è una misura concreta del fallimento nella gestione dell’ordine pubblico. Chi governa ha il dovere di rispondere. E invece si tace.
Come si tace sugli errori giudiziari — persone innocenti tenute in carcere per vent’anni, trent’anni, quaranta. Come si tace su chi ha pagato con la propria salute, o con la vita, seguendo indicazioni che lo Stato aveva presentato come sicure e necessarie. Il potere costruisce narrazioni utili a sé stesso. Riconoscerle è il primo passo da fare.










