Il Documento di Finanza Pubblica approdato oggi in Senato fotografa un’Italia ancora sotto procedura per deficit eccessivo, con un disavanzo al 3,1% del PIL nel 2025 — certificato da Eurostat — che ha impedito l’uscita anticipata dai vincoli europei, rinviando il rientro al 2027. Il debito pubblico si attesta intanto al 138,6% del PIL nelle stime del DFP 2026, con una crescita rivista al ribasso a +0,6%. Sullo sfondo, il nuovo Patto di Stabilità — in vigore dall’aprile 2024 — obbliga i paesi in procedura per deficit eccessivo a un aggiustamento strutturale minimo del saldo primario di almeno mezzo punto percentuale del PIL all’anno, comprimendo lo spazio fiscale disponibile per sostenere domanda interna e investimenti produttivi. Il governo italiano ha chiesto flessibilità per finanziare le misure contro il caro energia e le spese per la Difesa, ma Bruxelles ha risposto con un no netto: la presidente von der Leyen ha chiarito che le condizioni per attivare la clausola di sospensione non esistono.
L’intervento di Claudio Borghi
Il senatore Claudio Borghi ha tenuto un intervento articolato, alternando dati tecnici ad affondi politici sull’architettura europea. Sul tema del debito e dei mercati finanziari, ha dichiarato: “Non possiamo ignorare questo fatto: ogni volta che abbiamo un laudatore dell’Unione Europea deve anche ricordare che se noi siamo in ginocchio ai mercati, lo siamo perché è la struttura dell’Unione Europea che ci impone di metterci in ginocchio ai mercati. Non è in ginocchio ai mercati il Giappone, che pure ha 200 e passa per cento di debito su PIL, non è in ginocchio ai mercati la Gran Bretagna. Perché? Perché la loro banca centrale lo garantisce. La nostra banca centrale non lo garantisce, lo fa se ha voglia.”
Sul commissario europeo Dombrovskis e il giudizio dell’UE sul deficit italiano, Borghi ha usato toni sarcastici: “Chi deve venire a giudicare il nostro 3,1% viene da un paese, la Lettonia, che riceve dall’Unione Europea e quindi da noi, dai nostri soldi, il 3% del suo PIL ogni anno. È come se mio figlio mi venisse a rompere le balle su quello che faccio col mio stipendio dall’alto della sua paghetta.”
In chiusura, sul probabile esito della manovra, ha concluso: “Il punto d’arrivo lo sappiamo già, scrivetevelo lì: sarà lo scostamento di bilancio, che non è che ce lo deve dare l’Unione Europea, ma glielo darà il Parlamento con gioia.”










