Italia, spariti 156.000 negozi: il commercio italiano cambia volto (e non è un caso)

L’ultimo report della Confcommercio evidenzia un allarmante fenomeno di cui voglio parlare oggi: la desertificazione commerciale in Italia.

Pensate che tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi in Italia oltre 156.000 negozi al dettaglio, circa un quarto del totale nazionale: abbiamo perso circa un quarto dei negozi al dettaglio. I settori più colpiti sono state le edicole, quasi dimezzate, e l’abbigliamento, messi in crisi dall’esplosione dell’e-commerce, il cui valore è quasi triplicato.

Il Nord Italia soffre maggiormente, mentre i centri storici cambiano volto trasformandosi in hub turistici: i bed and breakfast sono quasi triplicati, affiancati da una forte crescita di ristoranti e farmacie. Un dato significativo riguarda poi l’imprenditoria straniera, che con 134.000 nuove attività ha parzialmente contenuto il crollo delle imprese italiane.

Approcci ideologici

Quindi cosa sta succedendo? Sta succedendo che da un lato abbiamo perso 156.000 negozi al dettaglio, ma 134.000 sono stati aperti da imprenditori stranieri; quindi, se ci pensate, in realtà sarebbero gli italiani quelli che abbiamo perso. È stato un disastro per il commercio italiano tra il 2012 e il 2025, con una trasformazione dei centri storici legata a chiusure, zone blu, norme europee, politiche green e questioni legate all’impatto ambientale delle marmitte.

Quando abbiamo centri storici che sono grandi 500 metri, non è certamente il problema quello della marmitta che si sposta di 500 metri da una parte all’altra di una periferia di una piccola città del Nord Italia: i problemi sono altri, legati a diverse forme di inquinamento. Si può quindi dire che tutto questo sia stato un approccio ideologico che ha massacrato il commercio italiano.

Il presidente di Confcommercio ha definito la situazione un’emergenza per sicurezza e servizi urbani, promuovendo progetti di rigenerazione e la creazione di smart cities, aree urbane in cui vi siano servizi e tecnologie digitali.

Tuttavia, tutte queste soluzioni fanno sorridere, soprattutto quando gli amministratori locali si piegano alle mode internazionali pensando che le piccole città siano come New York, Tokyo o Lisbona: qui emerge evidentemente un problema di tipo culturale della classe politica.

Malvezzi Quotidiani – L’Economia Umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi