Una cosa era chiara ancora prima del trillo iniziale di Joao Pinheiro: l’Inter avrebbe dovuto disputare la partita perfetta e non è detto che sarebbe bastata. L’Arsenal di Arteta in questo momento è l’ingranaggio calcistico più oliato d’Europa, perché invade la metà campo avversaria con l’autorevolezza di chi si presenta a un ricevimento pur senza essere stato invitato ma con una tale eleganza che il padrone di casa poi lo prende sottobraccio.

Il gol più bello lo segna Sucic, con un destro scoccato con plastica coordinazione, però come intermezzo tra i due di Gabriel Jesus, nel primo tempo.

Anche se a tratti il fraseggio di Zubimendi, Merino, Trossard e compagnia palleggiante fa correre a vuoto la mediana interista, gli uomini di Chivu hanno il merito di restare “dentro” la partita e di cercare la porta con più d’una soluzione, soprattutto da quando Chivu butta nella mischia Frattesi e Pio Esposito.

Nel finale accadono due cose contemporaneamente: Arteta non si vergogna di attuare qualche aggiustamento conservativo per proteggere il vantaggio e Chivu accetta il rischio di chiedere ai suoi un forcing che lascia metri di campo in più alle spalle di Acerbi e compagnia. Così arriva il terzo gol dei londinesi, firmato da Gyokeres, che conferma l’elevata caratura tecnica dei Gunners, innestata su un raffinato copione tattico, ma che non scalfisce l’orgogliosa prova dell’Inter.