La ragnatela di passaggi del Benfica, quando i portoghesi cominciano a far scorrere la sfera dettandole anche i ritmi a loro congeniali, fa rimanere invischiati Locatelli e compagni rendendo sterile la loro ricerca di verticalità. Quando, invece, McKennie e altri bianconeri vanno a caccia di zolle invadendo il baricentro degli uomini di Mourinho, allora la Juventus riesce ad affacciarsi dalle parti di Trubin, maestro nel dissipare gli istanti quando c’è da rimettere la sfera dal fondo. Alla fine dei primi 45′, tutto sommato, gli ospiti sono risultati più efficaci nell’attesa degli avversari, nella gestione dei tempi di gioco e infine nella pericolosità, perché la parata da ricordare è quella di Di Gregorio su Sudakov.
La ripresa comincia con un Benfica più aggressivo e con la Juventus che cerca le transizioni giuste attraverso i cambi di gioco di Locatelli a lunga gittata.
Il primo gol juventino arriva dopo 10′ nel corso della ripresa, con un destro di Thuram sul primo palo dopo che David aveva preservato il pallone al limite dell’area. Lo stesso David è coprotagonista anche nove minuti dopo, per la triangolazione con McKennie che porta il texano a depositare il raddoppio all’angolino basso. Sprazzi di calcio spallettiano in mezzo a un canovaccio di opposti attendismi.
Potrebbe veleggiare verso un finale tranquillo, Madama, ma il rigore assegnato al Benfica per il fallo di Bremer su Barreiro getta un po’ di suspense sull’ultimo quarto d’ora, prima che Pavlidis getti la palla ancora più lontano, scivolando sul dischetto.
Porta a casa una partita che stava rischiando di complicarsi, una Juventus che ha saputo essere paziente e attraversare alcune fasi rischiose del match. Adesso la trasferta nel Principato, per cercare di perfezionare al massimo una classifica già abbastanza promettente.










